Il Fondo Sovrano Cinese

giovedì 11 marzo ‘10

ore 14.30, aula 113

Università Statale, via Festa del Perdono (MI)

presentazione del libro

Il Fondo Sovrano Cinese

di Alessandro Arduino

ObarraO edizioni, 2009

ne discuteranno con l’autore:

Alessandra Spalletta, giornalista AGI China 24;

Alessandra Lavagnino, docente di lingua e cultura cinese presso l’Università Statale di Milano;

Nel 2008 i fondi sovrani dell’Asia e del Medio Oriente si sono presentati alla ribalta del mondo economico e finanziario, inserendosi come protagonisti sulla scena del mercato globale.
Alessandro Arduino affronta qui per la prima volta il tema della genesi e delle azioni di uno degli attori più rilevanti sul mercato finanziario internazionale, il fondo sovrano cinese China Investment orporation (CIC), che fin dalla sua nascita nel settembre 2007 continua a suscitare vivo interesse e ad alimentare ampi dibattiti. Alla speranza che la disponibilità dell’eccesso di liquidità della Cina possa giovare alla concomitante fragilità delle banche dei paesi industrializzati si contrappongono le critiche sulla mancanza di trasparenza e controllo di questo potente strumento finanziario e il timore che esso possa risultare viziato da interessi di natura politico-strategica.

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QUANDO GLI IMMIGRATI ERAVAMO NOI…

QUANDO GLI IMMIGRATI ERAVAMO NOI…

Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti.

Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti.

Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti.

Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti.

Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro.

I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali.

Questa dichiarazione è tratta da una relazione che l’Ispettorato per l’Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti scrisse nell’Ottobre 1912.

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Mobilitiamoci! 9 marzo, 14.30

martedì 9 marzo, ore 14.30

aula 102, Università Statale

Storie, immaginari, metamorfosi di una Milano che non sta mai ferma…

Sarà presentata una tesi di studenti di matematica per un nuovo modello di mobilità nella città, parteciperà un gruppo di studio sul PGT
h14.30, Aula102, FdP

uninversi.org

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Flores Magón: la rivoluzione vera.

Flores Magón: la rivoluzione vera
di Valerio Evangelisti, da Carmillaonline

Nella percezione corrente, quella messicana fu una rivoluzione democratica e non socialista. I nomi dei suoi eroi più noti – Francisco Madero, Pancho Villa, Emiliano Zapata – in effetti non sono riconducibili immediatamente al socialismo, con la parziale eccezione di Zapata, autore di un progetto avanzato di riforma agraria. L’ideologia dominante era detta “liberalismo”, sia pure con accezioni diverse a seconda dei protagonisti (lo stesso Porfirio Díaz si definiva liberale).
Invece un ulteriore “liberale”influenzò gli eventi e, al di là delle definizioni, fu socialista e addirittura anarchico. Alludo a Ricardo Flores Magón, nome ignoto ai più al di fuori del Messico.

Ai messicani invece è notissimo: a lui sono intitolate centinaia di scuole, di sedi culturali, di biblioteche. Non c’è città importante che non abbia una sua Avenida o Calle Flores Magón. Se però si chiede a un messicano qualunque quale sia stato il ruolo di costui, la risposta sarà incerta o, nel migliore dei casi, rifletterà la formula ufficiale: “Fu un precursore della rivoluzione”.
Significa congelare un personaggio tra i più scomodi che, sfidando il dramma di una vita travagliata e sfortunatissima, fu promotore di numerosi moti insurrezionali e, dopo il 1910, continuò a influenzare gli eventi dalle carceri statunitensi in cui era rinchiuso, dove morì nel 1922. L’oltraggio maggiore è poi santificarlo sullo stesso altare di altri capi rivoluzionari (Madero e Villa) verso i quali, a torto o a ragione, nutriva disprezzo e che criticava con violenza.
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