Le nostre proposte per le scuole
Da diversi anni l’Associazione Lapsus è attiva anche fuori dall’università con delle proposte laboratoriali indirizzate in modo specifico alle scuole superiori, nella convinzione che una Storia rinchiusa nelle accademie non sia utile a nessuno, rischiando di vanificare il suo potenziale di patrimonio collettivo.
Molto, troppo spesso, la Storia Contemporanea nelle scuole medie e superiori viene insegnata di corsa, nel poco tempo che rimane prima della fine dell’ultimo anno…mentre invece sarebbe così importante! Gli insegnanti spesso non riescono a dedicare tempo alla contemporaneità, costretti a rinunciare dalle mille difficoltà della scuola italiana, ed anche perché, spesso, loro stessi non hanno il tempo di aggiornarsi sulla storiografia contemporanea, sacrificata gravemente anche nelle università da cui provengono. Per l’anno scolastico 2013-2014 abbiamo ampliato l’offerta didattica aggiungendo, oltre al laboratorio sulla Strategia della Tensione, anche nuovi nuclei tematici.
Ecco i nostri pacchetti:
- Chi è Stato? La strategia della tensione e le stragi impunite nella storia d’Italia (1969 – 1974)
- La rivoluzione criminale. Storia delle organizzazioni criminali in Italia
- Come cambia la guerra, Dalla prima guerra mondiale al conflitto bellico asimmetrico
- La Resistenza antifascista tra memoria e attualità
- Due secoli di rivoluzione amorosa. Dalla Rivoluzione Francese al Sessantotto
Prism, il grande fratello che spia gli Usa
Il programma della National Security Agency per controllare i cittadini statunitensi imbarazza Obama. Con il pretesto della lotta al terrorismo si manipolano le masse.
Il cosiddetto Datagate, scoppiato a seguito delle rivelazioni del Guardian e delWashington Post sull’accesso da parte della National Security Agency (Nsa) ai server di 9 tra le maggiori imprese di information technology (It) americane, ha profonde implicazioni geopolitiche, che sono messe in ombra dalle (giuste) preoccupazioni per la privacy dei comuni cittadini.
Innanzitutto appare quantomeno sospetta la tempistica delle rivelazioni, proprio alla vigilia del vertice in California tra Obama e il presidente cinese Xi Jinping, in cui uno degli argomenti in discussione erano i reali o presunti atti di cyberspionaggio dei cinesi contro interessi statunitensi.
Nelle settimane precedenti l’incontro di Sunnylands, sulla stampa americana erano apparsi articoli allarmistici sui furti di dati e tecnologia sensibili attuati per via informatica e attribuiti ad hacker cinesi. Il Washington Post riportava le conclusioni di un rapporto del Defense Science Board secondo cui i segreti tecnologici della maggior parte dei sistemi d’arma in uso alle Forze armate americane erano stati compromessi dalle operazioni di cyberspionaggio cinesi. In questo caso i leaks erano funzionali alla strategia negoziale presidenziale.
La pubblicazione da parte del Guardian delle attività di cyberspionaggio condotte dalla Nsa ha però oscurato le notizie sulle azioni cinesi in questo campo. Tanto più che il quotidiano britannico ha poi pubblicato la Presidential Policy Directive 20, firmata da Obama lo scorso ottobre, con la quale il presidente stabilisce le linee guida delle azioni difensive e offensive (Offensive Cyber Effects Operations-Oceo) in ambito cibernetico.
Si noti che il capo della Nsa è anche il comandante del Cyber Command cui sono delegate le operazioni difensive e offensive nel cyberspazio.
È evidente che la pubblicazione di questi documenti ha indebolito la posizione del presidente statunitense che si apprestava invece a chiedere conto a Xi Jinping delle operazioni di cyber spionaggio e di cyberwarfare cinesi.
Il responsabile della fuga di notizie Edward Snowden, un ex membro della Cia attualmente impiegato della Booz Allen Hamilton (una delle aziende che producono e gestiscono i sistemi di intercettazione usati dall’intelligence Usa) presso l’Nsa Regional Security Operations Center di Kunia nelle Hawaii, si è rifugiato a Hong Kong e ha spiegato che le sue azioni sono motivate da considerazioni di carattere etico.
In fondo le rivelazioni di questi giorni non sono poi così inaspettate.
Avevamo già segnalato le linee di tendenza dell’intelligence statunitense a fare uso delle raccolta massiccia di dati e metadati di telecomunicazione a fine di analisi strategica e di vigilanza antiterrorismo. Già si sapeva che la Nsa aveva installato i propri sistemi di intercettazione lungo gli snodi delle reti delle principali telecomstatunitensi e nei router che gestiscono i flussi telematici da e per gli Stati Uniti.
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Erdogan, il Machiavelli ottomano che sogna ancora l’impero
Segnaliamo questo interessante articolo de Il Sole 24 Ore

Questa volta il primo ministro Erdogan ha usato l’astuzia machiavellica o l’inganno, a seconda dei punti di vista. Aveva appena promesso di incontrare una rappresentanza dei manifestanti e poi ha mandato la polizia a sgomberare Piazza Taksim. Una parte dei gruppi radicali di sinistra è caduta nella trappola reagendo con molotov e pietre, facendo così il gioco delle forze dell’ordine che hanno impiegato blindati, idranti e lacrimogeni a tutto spiano con l’intensità di una vera e propria guerriglia urbana.
Erdogan ha dunque riconquistato Piazza Taksim ai suoi progetti di revival della gloria ottomana. Ma è stata una prova di forza non una vittoria politica: nel monopolio del potere del suo partito di marca islamica Akp si è aperta una crepa evidente. Stravince da un decennio le elezioni ma non ha il consenso di una metà del Paese, laica e secolarista, contraria ai piani islamizzazione. Erdogan si è aggiudicato il primo round ma forse ha compromesso le sue ambizioni di essere un leader nazionale con aspirazioni presidenziali.
In questa vicenda il primo ministro ha confermato pericolose inclinazioni verso l’autoritarismo, si è scagliato persino contro twitter, con decine di arresti, definendo i social network una “cancrena”, un atteggiamento che non corrisponde alla realtà di un Paese che ha uno dei più altri tassi di utilizzo della rete nel Mediterraneo. Anche i mercati nei giorni scorsi lo hanno punito e sfiduciato con il tonfo della Borsa e la svalutazione della lira turca: e ancora una volta non ha trovato di meglio che accusare le manovre di forze esterne e nemiche. L’elettorato aveva premiato Erdogan perché pensava che fosse la scelta giusta per guidare il Paese verso il successo economico, capace di sostituire al potere esercitato dai militari uno stato di diritto più vicino all’Europa. Ha saputo parlare a una Turchia laboriosa, moderata, desiderosa comunque di modernità. Deve tornare a parlare a questa Turchia lasciando da parte, se ne è ancora capace, gli atteggiamenti da raìs mediorientale.
A sua volta l’opposizione dovrà dimostrare di essere capace di capitalizzare con consensi reali gli errori del primo ministro: a cominciare dalle elezioni previste il prossimo anno, e non solo puntando sulle manifestazioni di piazza. Una cosa è certa: è stata imboccata una nuova fase ed Erdogan non è più l’incontrastato sultano della nuova Turchia.








