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	<title>LA.P.S.U.S.</title>
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	<description>laboratorio progettuale studenti universitari di storia</description>
	<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 14:11:10 +0000</pubDate>
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		<title>I NUOVI EMIGRANTI. Un dialogo con Claudia Cucchiarato.</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Jun 2010 14:08:16 +0000</pubDate>
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Per  comprendere appieno il fenomeno migratorio che riguarda il nostro paese è  necessario indagare anche un lato nascosto a spesso taciuto  dall’informazione, l’emigrazione di molti italiani in cerca di fortuna  nel resto d’Europa e del mondo. “Vivo altrove” (Bruno Mondadori) della  giornalista freelance Claudia Cucchiarato, dando spazio alle voci di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right;"><span style="color: #000080;"><em><img class="alignleft" src="http://www.vivoaltrove.it/wp-content/uploads/2010/02/copertina-vivolatrove.jpg" alt="" width="167" height="249" /></em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;">Per  comprendere appieno il fenomeno migratorio che riguarda il nostro paese è  necessario indagare anche un lato nascosto a spesso taciuto  dall’informazione, l’emigrazione di molti italiani in cerca di fortuna  nel resto d’Europa e del mondo. “Vivo altrove” (Bruno Mondadori) della  giornalista freelance Claudia Cucchiarato, dando spazio alle voci di  molti giovani che hanno lasciato il nostro paese per vivere, studiare e  realizzare se stessi in altri paesi, getta nuova luce su un fenomeno  poco conosciuto ma in costante crescita.<br />
Riportiamo di seguito un colloquio ( a distanza) con l’autrice del  libro.</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #000080;"><em>“Tutte le storie che si trovano in questo libro potrebbe raccontarle una mappa. Quella dell’Europa unita. Ma anche quella delle rotte aeree, ferroviarie, marittime. Le rotte che in tanti hanno seguito nei secoli scorsi. E che continuano a seguire, oggi, i nostrani viaggiatori inquieti, eredi della diaspora del Novecento. Questo libro parla di loro. Di giovani italiani in viaggio, con una mappa in tasca. Non di cervelli in fuga. Non solo e non necessariamente. Parla di persone, spesso laureate, che prendono un volo low-cost, una nave o un treno e oltrepassano i confini del nostro paese con poche cose nello zaino e molte aspettative in testa. Non hanno la valigia di cartone, sono ben diversi dai protagonisti del “grande esodo” a cavallo tra Ottocento e Novecento, e non vedono l’espatrio come un obbligo. È una scelta. Scelgono coscientemente, puntando il dito sulla cartina, di andare altrove. E poiché la loro è una rotta incerta, molto spesso casuale, si è deciso di seguirli secondo un ordine spaziale, più che causale. Li ritroverete come in una mappa, sparpagliati e in continuo movimento tra i quattro angoli di un continente dai confini fluidi. Nomadi in uno “spazio globale” la cui progressiva interconnessione erode i concetti stessi di frontiera,</em></span><span style="color: #000080;"><em>stato o territorio nazionale.”</em></span><br />
<span id="more-947"></span><br />
<span style="color: #000080;"><em></em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><em>Da anni ormai, ascoltando la cronaca dei quotidiani, sembra che l’Italia sia diventata solo un paese meta di immigrazione massiccia. Ma esiste un’altra realtà, un costante flusso di emigranti che lascia il nostro paese. Secondo la tua esperienza, a quale descrizione corrisponde la maggior parte di loro? Possiamo dire di esserci lasciati alle spalle l’immagine dell’immigrato con la valigia di cartone?</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">Sì, chi se ne va dall’Italia al giorno d’oggi non lo fa per necessità, ma per scelta. Tutte le persone che ho intervistato per scrivere “Vivo altrove” mi hanno detto che ciò che caratterizza il loro movimento migratorio è la possibilità di espatriare senza rischiare più di tanto. Si tratta di una scelta personale dettata dalla volontà, più che di un “espatrio” dettato dal bisogno. I giovani, che sono in sostanza quelli che maggiormente possono permettersi di andarsene, perché ancora non inseriti nel tessuto economico, non rivestiti di responsabilità familiari impellenti, eccetera, se ne vanno per crescere come persone più che per affermarsi come professionisti. Inoltre, gli strumenti che ci mette a disposizione la nuova società globale (internet, la moneta unica e l’assenza di frontiere nello spazio europeo, i voli low cost, i programmi si studio o lavoro all’estero come l’Erasmus, il Leonardo o l’Overseas&#8230;) mettono i nuovi migranti di fronte a una sfida in parte più semplice di quella che si trovavano ad affrontare chi emigrava dall’Italia nel secolo scorso o chi oggi si trasferisce nel nostro Paese (l’Italia esporta laureati e importa soprattutto braccianti e badanti). Ed è anche perché l’Italia non si sa occupare dei propri giovani che sono pochissimi i giovani delle stesse caratteristiche (ossia provenienti da Paesi altrettanto sviluppati) che decidono di venire a vivere da noi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><em>Secondo i dati di un rapporto del Ministero degli Esteri Italiano redatto nel 2009 dal titolo “Fuga di cervelli” sembrerebbe proprio che ad essere colpiti da questo fenomeno di lento e costante espatrio siano proprio i giovani meglio qualificati e preparati. Se pensiamo che siamo uno dei paesi OCSE che meno investe nella ricerca il quadro che ne risulta non è molto edificante. Dalle interviste che riporti nel tuo libro sembra proprio che non ci siano molte alternative per chi vuole vivere in un paese diverso, visto che a breve termine l’Italia non offre molte prospettive di cambiamento. Pensi che questo fenomeno sia in crescita?</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">Io credo di sì, ogni anno se ne vanno decine di migliaia di giovani italiani e la cosa più preoccupante è che non abbiamo dati su questo fenomeno: non sappiamo quanti siano né dove vivano. In Spagna, per esempio, la crisi si sta abbattendo con più forza nel mercato del lavoro e nell’economia rispetto a quanto accada in Italia, eppure ogni giorno conosco nuovi giovani italiani che, nonostante tutto, hanno deciso di trasferirsi a Barcellona o a Madrid: continuano ad arrivare, forse meno rispetto a un paio d’anni fa, ma sono qui e qui si sentono benvenuti. Anche a Berlino esiste un flusso in costante aumento di nostri giovani connazionali che cercano un luogo economico ed accogliente (nonostante la difficoltà della lingua e la rigidità del clima) in cui inaugurare una “nuova vita”. Le persone che io ho intervistato non se ne vanno solo perché attratte dalle grandi città e capitali europee o perché cercano un lavoro che in Italia faticano a trovare, se ne vanno perché l’Italia non piace, vogliono vivere in un contesto più aperto e cosmopolita, mettersi in discussione, imparare dal diverso e scoprire che sotto sotto non è così difficile farcela.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><em>Difficoltà ad inserirsi nel mondo del lavoro,precariato, favoritismi, un sistema accademico bloccato e poco innovativo, burocrazia inefficiente: in effetti il nostro paese offre poche garanzie ai giovani, talenti o no, in cerca di affermazione personale. Ma siamo sicuri che sia solo un fenomeno di tipo economico? L’Italia è uno dei paesi più industrializzati al mondo, con una qualità della vita piuttosto alta eppure la sensazione è che non si viva poi così bene&#8230;..</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il precariato esiste anche all’estero, esistono gli stage non pagati, i “contratti spazzatura” (come vengono chiamati ad esempio in Spagna)&#8230; Ma c’è un dettaglio di non poca importanza che fa la differenza e sta nel modo in cui vengono considerati e trattati i giovani in Italia. A differenza di quel che accade nel resto del mondo, in Italia essere giovane (o donna) spesso vuol dire essere poco valorizzato, costretto a non poter scegliere e a non poter chiedere perché sicuro di ottenere risposte negative. All’estero i giovani vengono visti come una risorsa in formazione. In Francia un governo di centro-destra ha aumentato i contributi alla ricerca nonostante il momento economico di crisi; in Italia è successo l’inverso: tagli alla cultura e alla ricerca, con relativo scandalo e proteste di tutti i settori dell’educazione e la cultura. Come possiamo sperare che le nuove generazioni si preparino a reggere il futuro del nostro Paese se sono i primi a pagare le conseguenze del brutto periodo e, soprattutto, anche se sottopagati, non ricevono a cambio nemmeno quella formazione professionale di cui avrebbero bisogno perché visti come una minaccia più che come un patrimonio? Proprio questo meccanismo per cui, appena si mette le mani su un contratto a tempo indeterminato, non lo si lascia manco morti, porta anche i giovani che vivono in Italia a percepire il mondo del lavoro come qualcosa di immobile. Nel mondo anglosassone, invece, il mondo del lavoro è molto più fluido, si lascia e si prende un lavoro spesso e in fretta, senza la paura di non trovare nient’altro in futuro. Il meccanismo imperante nel nostro Paese rende ancor più paranoica la situazione dei giovani che cercano lavoro. Questi stessi giovani, una volta varcata la “frontiera”, scoprono che non sempre è così, che il lavoro è un mezzo, non un fine.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><em>Nel tuo libro si parla anche di “liquidità” ovvero di una dimensione mutevole che molti giovani scelgono di vivere per potersi adattare meglio ad una società in costante cambiamento. Una condizione che offre molte possibilità nella misura in cui si affrontano non pochi rischi. In Italia la sensazione è che ci siano più rischi da sostenere che possibilità. Come pensi debba cambiare l’approccio italiano alla questione della piena valorizzazione dei giovani nella società e nel mercato del lavoro?</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">È l’estrema rigidità del mondo del lavoro italiano e le poche speranze che il cosiddetto “ascensore sociale” inizi a funzionare in modo “meritocratico” che rende i giovani così precari e alla ricerca, quasi paranoica (come dicevo sopra), di un contratto a tempo indeterminato. Si potrebbe iniziare proprio da questo, dalla valorizzazione delle idee e dell’estro giovanile, dalla loro formazione in un mercato più aperto, meno gregario: penso ad esempio al settore della medicina o a quello del giornalismo, in cui mi sono mossa io e in cui è praticamente impossibile fare carriera se non si è figlio o amico di qualcuno. La stessa società in cui sono nati i giovani di cui ho raccontato nel mio libro li spinge a vedere il futuro come un punto di domanda, costantemente alla ricerca di nuovi stimoli, migranti liquidi in un mondo in cui le frontiere sono state abbattute, in cui si parlano più lingue allo stesso tempo&#8230; Tutte le cose che ho elencato finora sono qualità preziose delle quali i giovani italiani sono già in possesso, per questo sostengo che siamo molto più europei del nostro stesso Paese. Siamo un’emanazione e conseguenza logica di un ambizioso progetto che per ora sta solo sulla carta, perché non esiste un quadro normativo che ci tuteli.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><em>L’idea che mi sono fatto leggendo il tuo libro è che molti italiani abbandonino il proprio paese perché non si sentono legati o non si sentono poi parte della comunità nazionale. Forse non solo esigenze economiche e lavorative, ma proprio questa mancanza di appartenenza spinge cittadini italiani a vivere in altri paesi. La condizione di espatriato non è, paradossalmente, qualcosa che nasce già in patria?</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">Certo, e in Italia più che in altri posti. Siamo migranti da sempre, lo spostamento è iscritto nel nostro DNA, come dimostra la storia del nostro Paese e il fatto che vai dove vai c’è già un italiano che vive lì da tempo. Un ragazzo di Venezia che ora vive a Londra mi ha fatto riflettere sul paragone tra il suo modo di vedere e vivere l’espatrio e quello che aveva sperimentato prima di lui lo scrittore Luigi Meneghello (che se ne andò da Vicenza durante il Fascismo per approdare anche lui nel Regno Unito). Nonostante le differenze storico-economiche della spinta iniziale, entrambi vedono l’espatrio come un “dispatrio”, ossia una condizione dell’essere che nasce già in patria, un sentire che si è “fuori” anche quando si sta dentro, ma che si concretizza e si comprende in tutta la sua grandezza solo una volta fatto il passo.<br />
Devo dire comunque che è anche vero che vivendo all’estero alcune caratteristiche dell’italianità vengono esasperate: si tifa di più per la nazionale, non si può vivere senza il Parmigiano e si trova cattivo qualsiasi espresso, anche se confezionato a regola d’arte. Si apprezzano molto di più le cose buone del nostro Paese, peccato che però, alla fine dei conti, la bilancia pende sempre a favore di quelle meno buone, e per questo si tende a rimanere fuori più a lungo e in modo più stabile rispetto ad altre persone provenienti da altri Paesi.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><em>Nel tuo libro parli anche di quella uscita poco felice dell’ex ministro Padoa-Schioppa che definì i giovani italiani “bamboccioni” per la loro propensione a rimanere in famiglia fino a tardi. Non è proprio la famiglia come nucleo economico a fornire quel sostegno fondamentale, a fare da tappabuchi ad un welfare poco sensibile alle esigenze giovanili, che lo stato non fornisce ai giovani?</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">La famiglia, soprattutto in tempo di crisi, è uno dei pochi ammortizzatori sociali funzionanti nel nostro Paese. Mi ha infastidito la dichiarazione di Padoa Schioppa e mi ha innervosito la stessa citazione da parte di Brunetta. Come se fosse tutta colpa dei giovani e delle famiglie possessive. Forse non molti sanno che gran parte dei giovani che, secondo i registri ufficiali di cui dispone lo Stato, vivono ancora a casa con i proprio genitori, stanno in realtà vivendo all’estero da un bel po’ di anni.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><em>Come rivelano le statistiche anche il nostro paese non ha una precisa stima di quanti giovani o meno giovani lascino il nostro paese per la decisione di molti di non iscriversi nei registri dell’anagrafe degli italiani all’estero (AIRE). Tuttavia, non si ha l’impressione di essere di fronte ad un fenomeno che le istituzioni stanno sottovalutando?</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">Continuando con il discorso iniziato prima: saranno anche tanti i cosiddetti “bamboccioni” e la famiglia italiana avrà le sue responsabilità sul ritardo con cui ci si emancipa nel nostro Paese, però i dati non sono affidabili in nessun caso quando si parla di giovani italiani. Solo per fare un esempio, quasi la metà delle persone che ho intervistato per il mio libro vive all’estero da tempo ma ha la residenza ancora a casa di mamma e papà. È anche per questo, perché non sono obbligati a registrarsi in nessun ufficio consolare e perché lo Stato italiano non ha nessun interesse a conoscere la grandezza di questo fenomeno, che tutte queste persone praticamente non esistono, sono “nessuno”. Eppure ci sono, sono tante, sempre di più e hanno molta voglia di far sapere all’Italia il perché della loro “fuga”. Il fenomeno si sta sottovalutando, secondo me, anche volutamente. Come mi hanno detto alcuni degli intervistati: se non ci registriamo all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero) non interessiamo a nessuno, nemmeno dal punto di vista politico, perché non possiamo votare. Sarebbe bello capire perché succede tutto questo, se e perché all’estero gli italiani perdono qualsiasi stimolo a partecipare nella vita politica del proprio Paese. Qualche tempo fa un amico mi raccontava di un esperimento che hanno fatto alcuni studenti dell’Università di Padova nella conduzione di un radio giornale ambientato in un ipotetico 1 maggio del 2030. Al Governo c’era Ivan Scalfarotto, leader del “Partito per l’estero”, che aveva trionfato alle ultime elezioni perché negli ultimi 30 anni l’Italia aveva subìto un esodo di massa senza paragoni con nessun altro Stato del mondo. Una parodia, chiaramente, ma non così incredibile, credo che sia una prospettiva abbastanza probabile.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><em>Come descrivi molto bene nel tuo libro la Spagna e in particolare Barcellona risultano molto invitanti per tanti italiani che decidono di andarci a vivere anche solo temporaneamente. Una semplice fascinazione estetica oppure la Spagna sembra offrire tutte quelle caratteristiche che il nostro paese non offre ai giovani?</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">In Spagna si vive molto bene. Fino a qualche anno fa i prezzi erano molto più bassi rispetto al costo della vita media in una città italiana. Il clima è ottimo, si mangia bene, si parla una lingua (o più lingue) facile da imparare per un italiano&#8230; e soprattutto è stato negli ultimi dieci anni il Paese che è cresciuto più velocemente e spettacolarmente a livello economico e ha vissuto un vero e proprio boom dal punto di vista delle politiche sociali. Insomma, ha o ha avuto tutto: è normale che tanti italiani senza un’idea precisa di che cosa volessero fare nella loro vita si siano trasferiti e continuino a trasferirsi qui. Per un giovane italiano medio qui ci sono davvero tutte le cose che mancano in Italia: buon clima sociale e politico, accettazione nei confronti del diverso, soprattutto a Barcellona e Madrid convivono abbastanza pacificamente persone provenienti da qualsiasi parte del mondo. Ma soprattutto, qui i giovani sono visti come un bene prezioso, soprattutto se sono giovani con capacità e talento.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><em>I vecchi emigranti italiani rimanevano nostalgicamente legati alla terra d’origine tanto da riproporre usanze e riti propri della loro terra. I migranti di oggi sembrano più europei che italiani, nostalgici a volte ma poco legati al paese d’origine, come dici tu “senza radici”. Siamo davanti a futuri cittadini europei o soltanto a persone disinnamorate del proprio paese?</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">Entrambe le cose. I giovani italiani sono veri e propri cittadini europei (per le caratteristiche descritte sopra), ma anche delusi dal proprio Paese. È per questo che, nonostante la nostalgia della mamma, la pasta, il buon clima e il bel paesaggio, in pochi nutrono la speranza di tornare un giorno. Altri giovani europei che ho avuto modo di conoscere in questi anni non sono della stessa opinione, tendono a tornare “a casa” o almeno credono che verranno accolti a braccia aperte al loro ritorno. Questo per gli italiani, per ora almeno, è solo un sogno. Le esperienze di chi, fra quelli che sono tornati in Italia negli utlimi anni, si è pentito e dice di sentirsi addirittura criticato o stigmatizzato per aver preso questa decisione, non aiuta certo al rimpatrio massivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><em>Nel contesto europeo la percentuale di persone che lavorano in paesi diversi da quello di origine è ancora piuttosto bassa, circa il 2%. Cosa non ha funzionato nell’integrazione europea? L’abolizione delle frontiere ci ha fatto scoprire un’unione ancora molto locale e poco europea&#8230;</em></span></p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto agli Stati Uniti, dove la mobilità è molto più alta, in Europa, nonostante l’introduzione della moneta unica e l’apertura delle frontiere, ci troviamo ancora a dover fare i conti con una conoscenza delle diverse lingue molto bassa e un’alta incidenza delle decisioni dei diversi stati membri nella regolazione del mercato del lavoro e dei beni. L’Europa Unita è un progetto ambizioso e geniale, eppure molto ancora sta sulla carta e molto ancora c’è da fare. È abbastanza sorprendente constatare che sono proprio le persone che conformano questo progetto, i giovani europei che in esso sono nati e cresciuti, ad essere (già, adesso e da alcuni anni a questa parte) le cavie sulle cui esperienze si possono vedere non solo i vantaggi dell’Europa, ma anche e soprattutto le difficoltà e i difetti di questo progetto. Il mio libro, molto umilmente, cerca di dare una voce a queste persone. Soprattutto agli italiani, perché sono quelli che maggiormente, secondo le stime dell’OCSE, circolano oggi giorno nel continente e quelli che meno vengono presi in considerazione dal proprio Paese d’origine. Bisognerebbe partire proprio da qui: dalla creazione di un quadro giuridico e normativo che stabilisca dove e in che modo si pagano le tasse, dalla formazione di organi sopranazionali che tengano d’occhio la grandezza del fenomeno e ne forniscano un ritratto, dalla regolazione dei flussi, la semplificazione delle gestioni fiscali, giuridiche, anche elettorali&#8230; sono ancora molti i problemi che i giovani europei residenti in un paese diverso da quello di origine si trovano a dover affrontare, nonostante molte cose siano cambiate, in meglio, rispetto alle migrazioni del secolo scorso o a chi davvero “espatria”, trasferendosi in un altro continente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000080;">Continua il colloquio con l’autrice su <a href="http://www.vivoaltrove.it/" target="_blank">www.vivoaltrove.it</a></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><span style="color: #000080;">a cura di Matteo Villa, La.p.s.u.s.<br />
</span></strong></p>
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		<title>L’accoglienza reticente. L’immigrazione in Italia è solo causa di problemi?</title>
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		<pubDate>Mon, 24 May 2010 08:08:56 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Recensione del volume: “Richiesti e respinti. L’immigrazione in Italia. Come e perché”
Di Maurizio Ambrosini, Il Saggiatore 20,00 euro.
L’immigrazione nel nostro paese è entrata con prepotenza nel dibattito politico.
Da quando il governo Berlusconi decise di cavalcare la diffusa insicurezza degli elettori agitando lo spettro mai avveratosi di una “emergenza rom”, di una presunta invasione ormai imminente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong><img class="alignright" style="margin: 2px;" src="http://www.forumtime.it/Forum/VIGNETTE/Vauro_immigrati.jpg" alt="" width="230" height="192" />Recensione del volume:</strong></span> <span style="color: #000080;"><strong>“Richiesti e respinti. L’immigrazione in Italia. Come e perché”</strong></span><br />
Di <strong>Maurizio Ambrosini</strong>, Il Saggiatore 20,00 euro.</p>
<p style="text-align: justify;">L’immigrazione nel nostro paese è entrata con prepotenza nel dibattito politico.<br />
Da quando il governo Berlusconi decise di cavalcare la diffusa insicurezza degli elettori agitando lo spettro mai avveratosi di una “emergenza rom”, di una presunta invasione ormai imminente, in Italia risulta sempre più difficile parlare di immigrazione senza scadere in una falsa retorica.<br />
Se da una parte i partiti di destra come Lega e Pdl hanno fatto propria una retorica xenofoba e intollerante, i partiti di centro sinistra, Pd in testa, non sanno bene come affrontare l’argomento.<br />
<span style="color: #000080;"><strong></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><strong> L’immigrazione in Italia</strong></span> è fenomeno in crescita a partire dagli anni ’80, per diverse cause, geopolitiche, economiche che hanno portato il nostro paese a divenire meta di forti flussi migratori.<br />
Facciamo parte di un fenomeno mondiale e per una volta non siamo in controtendenza.<br />
Secondo le stime riportate con precisione nel libro “Richiesti e respinti” (Il Saggiatore), il 2-3% della popolazione mondiale è in movimento. Un flusso che porta ogni anno centinaia di migliaia di persone a cercare condizioni di vita migliori in altri paesi, affrontando lunghissimi viaggi, sofferenze, privazioni e non ultimo forti discriminazioni.<br />
Che la migrazione sia un fenomeno inarrestabile è un dato di fatto.<br />
<span style="color: #000080;"><strong> Ma allora come affrontare il problema?</strong></span><br />
<span id="more-943"></span><br />
Il libro di Maurizio Ambrosini, docente di Sociologia dei processi migratori all’Università degli Studi di Milano, parte da una solida raccolta di dati. Per smentire molti luoghi comuni che riguardano proprio i migranti che nel nostro paese vanno spesso ad inserirsi in nicchie occupazionali che altrimenti rimarrebbero vuote. Dunque una forza non solo in crescita, il 7% del totale, ma sempre più importante per quel variegato e complesso tessuto economico composto da piccole e medie aziende. Poiché non tanto nelle grandi città dove i fenomeni di emarginazione sono più frequenti, ma nelle province dove i tassi di disoccupazione risultano i più bassi, la forza lavoro immigrata trova collocazione nel mercato del lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma a sorpresa, secondo i dati nel testo di Ambrosini, non è tanto la richiesta economica di mano d’opera ad attirare i migranti, quanto piuttosto una fitta rete di connazionali che nel nostro paese operano come delle vere e proprie agenzie di collocamento. Ha luogo così quel fenomeno per il quali gruppi etnici vanno spesso ad occupare particolari settori del mondo economico trovando in esso reti di connazionali pronti ad aiutarli. Viene così a cadere anche il pregiudizio culturale secondo il quale alcune etnie sarebbero più portate per alcuni lavori. Il fenomeno migratorio per la sua complessità necessita per  essere compreso di spiegazioni articolate e “multicausali”.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><strong> Sebbene nel nostro paese</strong></span> i migranti siano percepiti come braccia, manovalanza e lavoratori a basso costo, non sono solo fattori economici a spingere così tante persone a migrare e il fenomeno migratorio nel nostro paese non può essere ridotto ad un semplice scambio di forza lavoro.<br />
Dinamiche culturali e sociali indirizzano i flussi migratori molto più che la richiesta di mano d’opera del paese ricevente.<br />
E’ difficile poter fare un discorso unitario sul fenomeno, dal momento che gli attori in campo sono molti e differenti tra loro. Nel nostro paese esistono migranti per ragioni umanitarie, per ragioni economiche per ricongiungimenti familiari, esistono sacche di emarginazione dovute molto spesso a mancanze e vuoti legislativi. Nel campo lasciato libero dallo stato, agiscono molti attori della solidarietà che si occupano di integrare i migranti e aiutarli a divenire cittadini a tutti gli effetti.<br />
Proprio da questo punto di vista risulta carente l’azione legislativa che tende troppo spesso a considerare il migrante come un fattore economico da inserire magari in qualche statistica Istat, ma da integrare il meno possibile. La nostra è una sorta di “accoglienza reticente”: vi è effettivamente richiesta di forza lavoro e di elementi giovani nella società, soprattutto per una paese come l’Italia a crescita zero, ma un diffuso fastidio, alimentato da una politica rozza e poco lungimirante, verso migranti di ogni tipo che siano essi rifugiati, lavoratori stagionali entrati con i decreti flussi, rom o sinti che periodicamente attraversano il territorio italiano.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><strong>L’accettazione del migrante,</strong></span> come rivela Ambrosini, avviene di volta in volta e singolarmente per ciascun caso, quando questi come lavoratore ricopre una funzione economica molto ben riconosciuta all’interno per esempio della famiglia (è il caso delle badanti); nel complesso, tuttavia, l’immigrazione viene percepita con ostilità.<br />
Il libro svolge un’analisi comparata con altri paesi europei, soprattutto con paesi del nord Europa per capire se esista davvero un modello di integrazione mediterranea e considera il fenomeno migratorio nella sua complessità portando dati e accurate analisi sociologiche.<br />
Davvero interessante è il capitolo dedicato a rom e sinti, una popolazione anch’essa complessa, variegata e oggetto di una esclusione dal tessuto sociale ostinata, continua, causa di emarginazione e incomprensioni.<br />
Leggendo “Richiesti e respinti” risulta chiaro che quanto sappiamo in genere sull’immigrazione in Italia è frutto di una propaganda poco realistica, frutto di luoghi comuni e di una percezione sempre più diffusa dell’immigrazione come semplice minaccia.</p>
<p style="text-align: justify;">Da qui l’importanza di un volume di analisi molto approfondita ma tutto sommato facile da leggere e da capire per chi non ha dimestichezza con la materia.<br />
Un modo per non farci prendere dal panico, quando alle prossime elezioni qualcuno verrà a parlarci di presunte “emergenze rom” o invasioni dal mare.<br />
A proposito, dati alla mano, risulta che la maggior parte degli ingressi sul suolo italiano avviene via terra e che l’idea che continui sbarchi di immigrati siano la fonte dei flussi migratori è per la maggior parte un’immagine costruita, stereotipo efficace per additare l’altro come una minaccia esterna, archetipo lontano di una invasione barbarica dal sud del mondo.<br />
Terminata l’analisi del fenomeno con la descrizione di alcuni casi emblematici di studio del fenomeno e di accoglienza di migranti effettuati a Milano, Torino e Genova, l’autore passa in rassegna le prospettive per il futuro. Salta subito all’occhio dalla sua analisi l’importanza di dare fiducia e trasmettere senso di inclusione alle seconde generazioni di immigrati, a tutti gli effetti integrati nella cultura nazionale ma meno propensi dei loro genitori ad accettare lavori umili o posizioni subalterne in nome di un senso di appartenenza che sentono a tutti gli effetti.</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca di una identità definita da parte degli figli di immigrati è un fenomeno culturale molto interessante che porta molto spesso alla nascita di curiosi sincretismi culturali.<br />
Le reti di migranti mantengono con la madrepatria un legame nostalgico ma molto spesso un vero e proprio legame economico dando vita a forme di “globalizzazione dal basso” dove le frontiere e le distanze vengono annullate in nome di prossimità culturali che stabiliscono legami che non sempre la lontananza recide.</p>
<p style="text-align: right;">a cura di Matteo Villa, La.p.s.u.s.</p>
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		<title>22/5 partita e party di autofinanziamento per l&#8217;assemblea interfacoltà Milano!</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 08:00:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[sabato 22 maggio &#8216;10

party interfac!

festa universitaria antifascista e antirazzista

19.30 aperitivo
20.45 Champions League, finale: Bayern Monaco Vs Inter
23.00 apertura danze+sangria random!
Non mancare, diffondi gli inviti!
Interfacoltà Milano
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="http://www.archive.org/download/FlyerFesteUniversitarieInterfacolt22MaggioTorchiera/interfac_22.jpg" alt="" width="227" height="319" /><span style="color: #ff0000;"><strong>sabato 22 maggio &#8216;10<br />
</strong></span></p>
<h2><span style="color: #ff0000;"><strong>party interfac!</strong></span></h2>
<h2></h2>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>festa universitaria antifascista e antirazzista<br />
</strong></span><br />
<span style="color: #ff0000;"><strong>19.30</strong></span> aperitivo</p>
<p><span style="color: #000000;"><strong>20.45</strong></span> <span style="color: #000080;"><strong>Champions League, finale: Bayern Monaco Vs Inter</strong></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>23.00</strong></span> apertura danze+sangria random!</p>
<p>Non mancare, diffondi gli inviti!</p>
<p><strong><span style="color: #000080;">Interfacoltà Milano</span></strong></p>
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		<title>Assemblea generale dell&#8217;università</title>
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		<pubDate>Sun, 16 May 2010 12:30:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[martedì 18 maggio
ore 9 aula 302
via Festa del Perdono, Mi
I tagli decisi dal governo (l.133/2008) e contro cui si mobilitò tutto il mondo della formazione, dando vita al movimento dell&#8217;Onda, non sono stati messi in discussione. Anzi, la crisi che ha ripreso a soffiare travolgendo la Grecia e minacciando Spagna e Portogallo lascia facilmente prevedere, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>martedì 18 maggio<img class="alignright" src="http://1.bp.blogspot.com/_cZXpVqojQQs/S-7-6FVIj8I/AAAAAAAAAHo/zuUge8UD4L0/s320/gelmini-ddl.jpg" alt="" width="172" height="168" /><br />
ore 9 aula 302<br />
via Festa del Perdono, Mi</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">I tagli decisi dal governo (l.133/2008) e contro cui si mobilitò tutto il mondo della formazione, dando vita al movimento dell&#8217;Onda, non sono stati messi in discussione. Anzi, la crisi che ha ripreso a soffiare travolgendo la Grecia e minacciando Spagna e Portogallo lascia facilmente prevedere, come d&#8217;altronde è già stato annunciato dal governo, una nuova finanziaria &#8220;di lacrime e sangue&#8221;. Il problema sarà capire chi dovrà pagare il conto di una crisi causata da decenni di politiche neoliberiste. Il disegno di legge delega di riforma del sistema universitario è ancora fermo alla Commissione Cultura e Istruzione del Senato ma l&#8217;urgenza di evitare il crack finanziario costringe gli atenei a riorganizzarsi senza attendere un&#8217;eventuale ennesima controriforma.<br />
<span id="more-939"></span><br />
In Statale i baroni sono impegnati in una silenziosa lotta intestina per spartirsi le ultime risorse: i dipartimenti stanno per essere accorpati, il diritto allo studio è in ulteriore ridimensionamento, sono stati azzerati i fondi per la ricerca e per la didattica. Da ultimo le tasse a carico degli studenti, che già dal 2005 superano abbondantemente i limiti di legge, sono state ulteriormente aumentate durante il CdA dello scorso 27 aprile. Lavoratori, studenti e ricercatori, ovvero le componenti dell&#8217;ateneo che si trovano a pagare il costo del Processo di Bologna, delle miope politiche del governo e della gestione bancarottiera dei baroni non ci stanno. Martedì 18 maggio, giornata nazionale di mobilitazione contro il ddl Gelmini, anche a Milano avrà luogo l&#8217;ASSEMBLEA GENERALE DELL&#8217;UNIVERSITA&#8217;: alle ore 9 in aula 302 (sede di via Festa del Perdono). Noi saremo presenti con gli altri collettivi dell&#8217;assemblea interfacoltà milanese e invitiamo tutti gli studenti a partecipare insieme ai lavoratori e ai ricercatori.</p>
<p style="text-align: justify;">Diciamo basta all&#8217;aumento delle tasse e della precarietà cui siamo costretti!</p>
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		<title>DIARIO DA KABUL</title>
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		<pubDate>Sat, 15 May 2010 00:32:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[obarrao edizioni]]></category>

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		<description><![CDATA[In libreria, per i tipi della ObarraO edizioni
DIARIO DA KABUL
Appunti da una città sulla linea del fronte
di Emanuele Giordana

Il giornalista e fondatore di Lettera 22, Emanuele Giordana, torna a parlare di Afghanistan, il paese sempre seguito nelle sue alterne vicende politiche, da quando vi arrivò per la prima volta nel 1974.
Diviso in due sezioni Noi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignright" src="http://www.archive.org/download/CopertinaLibroGiordanaDiarioDaKabul/CopGiordana.jpg" alt="" width="224" height="360" />In libreria, per i tipi della <a href="http://www.obarrao.com/" target="_blank">ObarraO edizioni</a></p>
<h2><span style="color: #800000;">DIARIO DA KABUL</span></h2>
<p><strong><span style="color: #800000;">Appunti da una città sulla linea del fronte</span></strong></p>
<p><span style="color: #800000;"><span style="color: #000000;">di Emanuele Giordana</span><br />
</span></p>
<p style="text-align: justify;">Il giornalista e fondatore di Lettera 22, Emanuele Giordana, torna a parlare di Afghanistan, il paese sempre seguito nelle sue alterne vicende politiche, da quando vi arrivò per la prima volta nel 1974.<br />
Diviso in due sezioni Noi e l’Afghanistan e L’Afghanistan e noi, questo libro non vuole essere un’indagine sui perché della guerra, ma un diario che tenta di raccontare la situazione e gli  eventi attuali da un’altra angolazione, osservando afgani e occidentali convivere<br />
e sopravvivere in una città da quasi dieci anni sulla linea del fronte.<br />
Un punto di vista di forte impatto che affronta e analizza anche la vicenda attuale dei medici di Emergency.<br />
Con la rara capacità di conciliare il dramma all’ironia, senza mai rinunciare ad un’analisi critica e profonda dei fatti, l’autore raccoglie<br />
le riflessioni del suo blog e le sensazioni personali che non trovano spazio nel veloce avvicendarsi di notizie sulle prime pagine dei<br />
quotidiani. Ne emerge il racconto di una realtà, e di un popolo, più complesso di quello che vorrebbe la retorica mediatica.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-931"></span><em>Emanuele Giordana, nato nel 1953 a Milano, ha trascorso lunghi periodi  in Asia e America Latina e lavorato per diverse agenzie dell’Onu e per  Ong italiane e internazionali. È stato docente di cultura indonesiana  all&#8217;IsMEO e cofondatore della rivista «Quaderni Asiatici». Socio  fondatore e direttore di Lettera22, collabora per diverse testate ed è  uno dei conduttori di Radio tremondo a Radio3Rai. Nel 2009 ha ricevuto  il premio “Antonio Russo” per i suoi reportage radiofonici  dall&#8217;Afghanistan.<br />
Per O barra O edizioni ha curato A Oriente del profeta (2005) e  Geopolitica dello tsunami (2005).</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>Presentazioni:</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">20 maggio</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>libreria Bibli Roma </strong></p>
<p style="text-align: justify;">15 giugno</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libreriaazalai.it/" target="_blank"><strong>libreria Azalai Milano</strong></a><em>, </em>via Mora 15<em><br />
</em></p>
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		<title>Il lavoro non è un gioco! audio e materiali</title>
		<link>http://www.laboratoriolapsus.it/?p=926</link>
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		<pubDate>Fri, 14 May 2010 00:06:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il 29 aprile abbiamo tenuto un interessante incontro in occasione dei 40 anni della conquista dello Statuto dei lavoratori. Di seguito potete scaricare ed ascoltare gli audio degli interventi ed un articolo di presentazione al seminario.
IL LAVORO NON E’ UN GIOCO!
A quarant’anni dall’approvazione dello Statuto dei Lavoratori, che cosa è cambiato? Di fronte a uno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><em><img class="alignright" style="margin: 2px;" src="http://www.archive.org/download/29Aprile2010UniversitStataleIncontroSui40AnniStatutoDeiLavoratori_171/17930525_500.jpg" alt="" width="270" height="178" />Il 29 aprile abbiamo tenuto un interessante incontro in occasione dei 40 anni della conquista dello Statuto dei lavoratori. Di seguito potete scaricare ed ascoltare gli audio degli interventi ed un articolo di presentazione al seminario.</em></span></p>
<h2 style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">IL LAVORO NON E’ UN GIOCO!</span></h2>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">A quarant’anni dall’approvazione dello Statuto dei Lavoratori, che cosa è cambiato? Di fronte a uno statuto formalmente inalterato, una realtà lavorativa sempre più distante da quella degli anni in cui lo statuto venne conquistato. Quale futuro per le giovani generazioni?</span></p>
<p>relatori:<br />
<span style="color: #000080;"><strong>Claudia Magnanini,</strong></span> docente di Storia dell’Europa contemporanea presso l’Università Statale di Milano; <a href="http://www.archive.org/download/29Aprile2010UniversitStataleIncontroSui40AnniStatutoDeiLavoratori/29_04_10_statuto_lavoratori_2_panoramica_storica_magnanini.mp3" target="_blank"><span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>ascolta  l&#8217;intervento</strong></span></span></a><br />
<span style="color: #000080;"><strong>Elena Lattuada,</strong></span> segretario generale CGIL lombardia; <a href="http://www.archive.org/download/29Aprile2010UniversitStataleIncontroSui40AnniStatutoDeiLavoratori/29_04_10_statuto_lavoratori_3_attualit_lattuada_cgil_lomb.mp3" target="_blank"><span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>ascolta  l&#8217;intervento</strong></span></span></a><br />
<span style="color: #000080;"><strong>Massimo Laratro,</strong></span> Avvocato Punto San Precario; <a href="http://www.archive.org/download/29Aprile2010UniversitStataleIncontroSui40AnniStatutoDeiLavoratori/29_04_10_statuto_lavoratori_4_attualit_san_precario_laratro.mp3" target="_blank"><span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>ascolta l&#8217;intervento</strong></span></span></a><br />
<span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.archive.org/details/29Aprile2010UniversitStataleIncontroSui40AnniStatutoDeiLavoratori" target="_blank"></a></strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #ff0000;"><span style="text-decoration: underline;"><strong><a href="http://www.archive.org/details/29Aprile2010UniversitStataleIncontroSui40AnniStatutoDeiLavoratori" target="_blank">ascolta il dibattito conclusivo</a> </strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.lomb.cgil.it/leggi/legge300.htm" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #ff0000;"><strong>leggi lo statuto dei lavoratori</strong></span></span></a></p>
<p style="text-align: justify;">Un po&#8217; di storia: <a href="http://iptv.cgil.lombardia.it/web/CanaleTematico.aspx?ch=3&amp;fl=1608&amp;mode=#" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;"><span style="color: #800000;"><strong>guarda il video “1969: protagonisti del cambiamento”</strong></span></span></a>. U<em>na raccolta di testimonianze e filmati d’archivio per raccontare quelle lotte unitarie che apriranno una stagione eccezionale, a cura della <a href="http://iptv.cgil.lombardia.it/web/home.aspx" target="_blank">WebTv CGIL Lombardia.</a></em></p>
<p style="text-align: justify;">La legge n. 300, meglio nota come  “Statuto dei Lavoratori”, approvata il 20 Maggio del 1970, a seguito delle tensioni sociali e delle lotte sindacali della fine degli anni Sessanta, conosciute come la stagione dell’autunno caldo, ha rappresentato una svolta dal punto di vista sia politico che giuridico nel sancire positivamente alcuni dei diritti fondamentali del lavoratore e delle sue rappresentanze sindacali. Lo Statuto ha, infatti, portato i diritti del lavoro, solennemente proclamati nella Carta costituzionale del 1948, a fare il loro definitivo ingresso nelle fabbriche e nelle dinamiche quotidiane dei luoghi di lavoro. Una svolta determinante per l’effettività di principi e tutele di legge ancora gracili, spesso disattesi nei contesti lavorativi del tempo, quando un semplice “cenno del capo” consentiva al datore di lavoro di sbarazzarsi senza troppi problemi delle persone non gradite in azienda. Ed una svolta decisiva anche per la libertà e dignità di un lavoratore fino ad allora oggetto di interventi protettivi di impronta paternalistica. Senza alcuna possibilità di riscatto come persona, prima ancora che come protagonista dello sviluppo economico e sociale del Paese. Che significato ha, però, parlarne oggi, dopo 40 anni, in una situazione lavorativa che vede il problema della disoccupazione e del precariato in primo piano?</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-926"></span>Anche se oggi i modelli di produzione e di organizzazione del lavoro sono cambiati e ci troviamo di fronte all’ evoluzione di un mercato del lavoro sempre più terziarizzato e frammentato, con<br />
forza lavoro intermittente e flessibile, con continue transizioni occupazionali e professionali, lo Statuto è ancora oggi il documento di riferimento al quale l’impresa e il datore di lavoro deve sottostare, uno strumento di tutela giuridica imprescindibile nell’ambito del diritto del lavoro.<br />
Come studenti già lavoratori o che presto si troveranno ad entrare nel mondo del lavoro, è importante conoscere il bagaglio di diritti in esso contenuto e i modi e gli strumenti per tutelarli. La conoscenza ci rende forti!<br />
<span style="color: #800000;"><strong></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Ripensare lo Statuto oggi</span>, per adattarlo ai cambiamenti della società, non significa disconoscerne il percorso che ha portato sua nascita o il suo valore democratico, e nemmeno immiserirne il significato. Al contrario, di fronte ai continui attacchi che esso subisce in modo diretto e indiretto, arricchirlo per completarlo con le nuove figure lavorative del mercato di oggi, superando quelle colonne d’Ercole che l&#8217;opera creatrice di Giacomo Brodolini e di Gino Giugni ancora non potevano intravedere.</p>
<p style="text-align: right;">A cura di Silvia Morosi, LA.P.S.U.S.</p>
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		<title>Serata benefit per l&#8217;assemblea interfacoltà Milano!</title>
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		<pubDate>Tue, 11 May 2010 23:53:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[in calendario]]></category>

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		<category><![CDATA[festa universitaria]]></category>

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		<description><![CDATA[I portafogli son sempre vuoti e le spese arrivano sempre quando meno te l&#8217;aspetti&#8230;

Venerdì 14 maggio
dalle 22, Cascina Torchiera senz&#8217;acqua
P.zzale cimitero Maggiore, MI

Festa Universitaria!
Serata benefit per l&#8217;assemblea interfacoltà Milano!
hip hop/reggae/dance/trash fino a tarda notte in sostegno ai progetti dell&#8217;assemblea interfacoltà milanese&#8230;
non mancare, diffondi gli inviti!
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I portafogli son sempre vuoti e le spese arrivano sempre quando meno te l&#8217;aspetti&#8230;</p>
<p><img class="alignright" src="http://www.archive.org/download/FlyerFesteUniversitarieInterfacoltScalatissimiDef/flyer2scalatissimo.jpg" alt="" width="261" height="368" /></p>
<p><strong><span style="color: #000080;">Venerdì 14 maggio<br />
dalle 22, <a href="http://torchiera.noblogs.org/" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">Cascina Torchiera</span></a> senz&#8217;acqua<br />
P.zzale cimitero Maggiore, MI<br />
</span></strong></p>
<h2><span style="color: #ff0000;">Festa Universitaria!</span></h2>
<h2><span style="color: #000080;">Serata benefit per l&#8217;assemblea interfacoltà Milano!</span></h2>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>hip hop/reggae/dance/trash fino a tarda notte in sostegno ai progetti dell&#8217;assemblea interfacoltà milanese&#8230;</strong></span></p>
<p><span style="color: #000080;"><strong>non mancare, diffondi gli inviti!</strong></span></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Vivo altrove. Giovani e senza radici: gli emigranti italiani di oggi.</title>
		<link>http://www.laboratoriolapsus.it/?p=914</link>
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		<pubDate>Fri, 07 May 2010 22:08:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[in libreria]]></category>

		<category><![CDATA[bruno mondadori]]></category>

		<category><![CDATA[giovani]]></category>

		<category><![CDATA[giovani cervelli in fuga dall'italia]]></category>

		<category><![CDATA[vivo altrove]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarà in libreria da martedì 11 maggio, per i tipi della Bruno Mondadori:
Vivo altrove. 
Giovani e senza radici: gli emigranti italiani di oggi. 
di Claudia Cucchiarato
Giornalista freelance che scrive per il Gruppo l’Espresso e L&#8217;Unità in Italia e per La Vanguardia in Spagna, da cinque anni residente a Barcellona.
L’autrice sarà in Italia per un giro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignright" style="margin: 2px;" src="http://ia331208.us.archive.org/1/items/VivoAltroveLibroPresentazioneLibroLapsusPbm/Vivo_altrove.jpg" alt="" width="271" height="383" />Sarà in libreria da martedì 11 maggio, per i tipi della <strong><a href="http://www.brunomondadori.com/index.php" target="_blank">Bruno Mondadori:</a></strong></p>
<h2 style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">Vivo altrove. </span></h2>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>Giovani e senza radici: gli emigranti italiani di oggi.</strong> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">di <strong>Claudia Cucchiarato</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Giornalista freelance che scrive per il Gruppo l’Espresso e L&#8217;Unità in Italia e per La Vanguardia in Spagna, da cinque anni residente a Barcellona.</p>
<p style="text-align: justify;">L’autrice sarà in Italia per un giro di presentazioni che toccherà Roma (11 maggio), Padova (12 maggio), Milano (13 maggio) e Bologna (14 maggio): più sotto potete trovare tutti i riferimenti relativi agli incontri. Dal 1 maggio, invece, sarà online il blog <strong><a href="http://www.vivoaltrove.it/" target="_blank">www.vivoaltrove.it</a></strong>, dedicato appunto ai giovani migranti.</p>
<p style="text-align: justify;">Il volume racconta le storie di giovani tra i 25 e i 40 anni che hanno deciso di lasciare il nostro Paese: non solo cervelli in fuga, certi di trovare all’estero opportunità migliori, ma anche ragazzi “normali” che sentono questa Italia troppo chiusa, ferma, asfittica, immobile, rivolta solo a se stessa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ragazzi cresciuti sentendosi cittadini del mondo</strong>, che male tollerano un Paese preso in mille guerriglie interne – politiche, geografiche, sociali, ma soprattutto generazionali – e che cercano all’estero opportunità che mai avrebbero in Italia.<br />
Il libro raccoglie molte storie, ognuna con le sue particolarità e specificità, ma costituisce senza alcun dubbio il ritratto di una generazione. Tutti i dati confermano che il fenomeno della migrazione di giovani all’estero è in continuo aumento: secondo il consorzio universitario Alamlaurea, negli ultimi dieci anni il numero di laureati che si è spostato oltreconfine per trovare lavoro è triplicato, mediamente oltre il 3,5% dei nostri laureati si trasferisce ogni anno all’estero. È difficile fare statistiche su un fenomeno in continua evoluzione come quello di cui si occupa questo libro, ma si calcola ad esempio che i giovani italiani (tra i 25 e i 35 anni) attualmente residenti a Berlino siano all’incirca 6.000 e quelli residenti a Barcellona da meno di cinque anni siano circa 10.000.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> Potremmo chiamarla “generazione Europa”</strong>, decine di migliaia di giovani che si spostano, prediligendo le grandi città e le capitali, le cosiddette “Eurocities”, dove approdano e da dove molto spesso ripartono, non alla volta del Belpaese, ma verso nuovi Paesi e nuove esperienze. Un generazione liquida.<br />
<span id="more-914"></span><br />
Dall’Introduzione al volume: <em>Tutte le storie che si trovano in questo libro potrebbe raccontarle una mappa. Quella dell’Europa unita. Ma anche quella delle rotte aeree, ferroviarie, marittime. Le rotte che in tanti hanno seguito nei secoli scorsi. E che continuano a seguire, oggi, i nostrani viaggiatori inquieti, eredi della diaspora del Novecento. Questo libro parla di loro. Di giovani italiani in viaggio, con una mappa in tasca. Non di cervelli in fuga. Non solo e non necessariamente. Parla di persone, spesso laureate, che prendono un volo low-cost, una nave o un treno e oltrepassano i confini del nostro paese con poche cose nello zaino e molte aspettative in testa. Non hanno la valigia di cartone, sono ben diversi dai protagonisti del “grande esodo” a cavallo tra Ottocento e Novecento, e non vedono l’espatrio come un obbligo. È una scelta. Scelgono coscientemente, puntando il dito sulla cartina, di andare altrove. E poiché la loro è una rotta incerta, molto spesso casuale, si è deciso di seguirli secondo un ordine spaziale, più che causale. Li ritroverete come in una mappa, sparpagliati e in continuo movimento tra i quattro angoli di un continente dai confini fluidi. Nomadi in uno “spazio globale” la cui progressiva interconnessione erode i concetti stessi di frontiera, stato o territorio nazionale.<br />
L’Italia è uno degli stati occidentali più colpiti dall’esodo dei giovani talenti. Si dice colpito, non beneficiato, perché esporta in dosi massicce e importa in misura infinitamente inferiore. Secondo uno studio della Fondazione Rodolfo Debenedetti diffuso a maggio del 2009, l’Italia è la nazione europea che meno attrae i laureati stranieri. Solo lo 0,7% dei 20 milioni di “talenti” che migrano tra i paesi dell’OCSE decide di venire a cercare lavoro qui.<br />
[...] Sono cervelli in fuga, ma non solo. Sono i “neo-migranti”, gente che parte “per dimenticare”, per lasciarsi alle spalle un paese che sta stretto, che non piace. Gente che vorrebbe cambiare l’Italia, ma non sa come fare e non sa se potrà farlo in futuro. E quindi cambia paese, se ne va, alla ricerca di maggiori stimoli o di un’alternativa.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.archive.org/stream/VivoAltroveLibroPresentazioneLibroLapsusPbm/Cucchiarato_Vivo_altrove_Repubblica_Unit#page/n0/mode/1up" target="_blank"><span style="color: #000080;"><strong>Le recensioni de &#8220;La Repubblica&#8221; e &#8220;L&#8217;Unità&#8221;</strong></span></a><em><br />
</em></p>
<p>Le presentazioni:<br />
<span style="color: #800000;"><strong>Roma, martedì 11 maggio</strong></span><br />
Libreria Giufà, Via degli Aurunci, 38<br />
ore 18.30<br />
Insieme all&#8217;autrice presenterà il libro Concita De Gregorio, Direttrice de l&#8217;Unità</p>
<p><strong><span style="color: #800000;">Padova, mercoledì 12 maggio</span></strong><br />
Università degli Studi<br />
ore 15 circa (orario da precisare)<br />
Presenterà il libro Fabrizio Tonello</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Milano, giovedì 13 maggio</strong></span><br />
Libreria Feltrinelli, Corso Buenos Aires<br />
Ore 18.00<br />
Presenterà il libro Sergio Nava, conduttore della  trasmissione &#8220;Giovani talenti&#8221; su Radio24</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>Bologna, venerdì 14 maggio</strong></span><br />
Università, Facoltà di Discipline dello spettacolo,<br />
ore 14.30<br />
Presenteranno il libro Fabrizio Tonello e Costantino Marmo</p>
<p>Libreria Trame, In via Goito 3/c<br />
ore 18.00<br />
Presenterà il libro Fabrizio Tonello</p>
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		<title>4-12 maggio 2010: a Scienze Politiche una settimana di iniziative in difesa dei beni comuni</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 22:14:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[in calendario]]></category>

		<category><![CDATA[acqua bene comune]]></category>

		<category><![CDATA[scienze politiche milano]]></category>

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		<description><![CDATA[Da una settimana é partita la campagna referendaria l&#8217;&#8221;Acqua non si vende&#8221; per la ripubblicizzazione dell’acqua. La privatizzazione del servizio idrico é stata resa obbligatoria lo scorso novembre dal decreto legge Ronchi: entro la fine del 2015 la quota di partecipazione pubblica dovrà rientrare al di sotto del tetto del 30%. Si tratta dell&#8217;ennesimo attacco [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://localhostr.com/files/f2b37d/volantino+frontea6.jpg" target="_blank"><img class="alignright" style="margin: 2px;" src="http://localhostr.com/files/f2b37d/volantino+frontea6.jpg" alt="" width="292" height="410" /></a>Da una settimana é partita la campagna referendaria l&#8217;&#8221;Acqua non si vende&#8221; per la ripubblicizzazione dell’acqua. La privatizzazione del servizio idrico é stata resa obbligatoria lo scorso novembre dal decreto legge Ronchi: entro la fine del 2015 la quota di partecipazione pubblica dovrà rientrare al di sotto del tetto del 30%. Si tratta dell&#8217;ennesimo attacco ai beni comuni, all&#8217;interno di un quadro di progressiva dismissione statale dal welfare state, di tagli all&#8217;istruzione e alla ricerca, di deregolamentazione del mercato del lavoro e di riorganizzazione delle istituzioni che gesticono beni e servizi collettivi in un ottica privatistica.</p>
<p>Nella sola giornata del 25 aprile sono state raccolte 100.000 firme, ma la strada é ancora lunga e necessita dell&#8217;impegno di tutti e di tutte per interrompere la s-vendita di un altro bene comune ai privati. Anche alla Statale di Milano le realtá universitarie si stanno organizzando per sostenere la campagna referendaria. Per aiutarci attivamente nella promozione della campagna scrivici a fuoricontrollo.spo@gmail.com<br />
<span id="more-918"></span><br />
A Scienze Politiche abbiamo organizzato una settimana di iniziative in difesa dei beni comuni che terminerá la notte del 12 maggio con una festa universitaria all&#8217;interno della quale ci sará lo spettacolo teatrale H2Oro (alla sua 250esima replica) e la raccolta firme per il referendum.Ti segnaliamo in particolare i seguenti appuntamenti:</p>
<p>6 maggio ore 14.30 aula 20<br />
assemblea pubblica sulla privatizzazione dell&#8217;acqua<br />
<span style="color: #800000;"><strong> CON L&#8217;ACQUA NON SI SCHERZA</strong></span><br />
intervengono:<br />
collettivo chaosmos<br />
Comitato Acqua Pubblica</p>
<p><span style="color: #800000;"><strong>12 maggio FESTA &#8220;ACQUA, BENE COMUNE!&#8221;</strong></span><br />
dalle 19:<br />
aperitivo con buffet<br />
stand delle realtá per la difesa dei beni comuni e contro le privatizzazioni<br />
raccolta firme per i referendum per la ripubblicizzazione dell&#8217;acqua<br />
dalle 21:<br />
spettacolo teatrale H2Oro-L&#8217;acqua un diritto dell&#8217;umanitá<br />
dalle 23:<br />
dj set trash</p>
<p><a href="http://fuoricontrollospo.blogspot.com/2010/04/acqua-bene-comune-siamo-gli-studenti.html" target="_blank">Leggi</a> il comunicato delle realtà universitarie<br />
<a href="http://localhostr.com/files/3831a1/volantino+retroa6.jpg" target="_blank"> Scarica</a> e diffondi la locandina della settimana di iniziative in difesa dei beni comuni (4-12 maggio)<br />
<a href="http://localhostr.com/files/f2b37d/volantino+frontea6.jpg" target="_blank"> Scarica</a> e diffondi la locandina dello spettacolo H2Oro (12 maggio)</p>
<p>FUORI CONTROLLO,<br />
a difesa dei beni comuni<br />
<a href="http://fuoricontrollo.tk/" target="_blank"> fuoricontrollo.tk</a></p>
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		<title>13 maggio: presentazione di Vivo altrove</title>
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		<pubDate>Thu, 06 May 2010 21:45:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[in calendario]]></category>

		<category><![CDATA[presentazione]]></category>

		<category><![CDATA[vivo altrove]]></category>

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		<description><![CDATA[molto volentieri segnaliamo questa iniziativa:
giovedì 13 maggio, ore 18.30, c/o Libreria Feltrinelli, Corso Buenos Aires 33 (MI)
presentazione del libro
VIVO ALTROVE
Giovani  e senza radici: gli emigranti italiani di oggi. 
di Claudia  Cucchiarato
L’Italia non è un paese per giovani?
C’è chi parte per dimenticare, chi parte per poter scegliere, chi parte per paura e chi parte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>molto volentieri segnaliamo questa iniziativa:</em></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000080;"><strong>giovedì 13 maggio, ore 18.30</strong></span>, c/o Libreria Feltrinelli, Corso Buenos Aires 33 (MI)</p>
<p style="text-align: justify;">presentazione del libro</p>
<h2 style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><img class="alignright" src="http://ia331208.us.archive.org/1/items/VivoAltroveLibroPresentazioneLibroLapsusPbm/Vivo_altrove.jpg" alt="" width="310" height="339" />VIVO ALTROVE</span></h2>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;"><strong>Giovani  e senza radici: gli emigranti italiani di oggi.</strong> </span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800000;">di <strong>Claudia  Cucchiarato</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">L’Italia non è un paese per giovani?<br />
C’è chi parte per dimenticare, chi parte per poter scegliere, chi parte per paura e chi parte per scommessa. C’è l’insegnante di italiano che sbarca il lunario come cantante a Barcellona, l’avvocato che vive a L’Aja e vuole fare il deejay a Parigi, il veterinario romano che si adatta a fare il cameriere a Londra, il biologo di Latina che finisce a fare l’editore a Berlino… Sono l’Italia fuori dall’Italia. Sono i giovani, sempre più numerosi, che hanno scelto di vivere lontani da casa, alla ricerca di un lavoro nuovo, o di una vita diversa.<br />
Questo libro racconta le loro storie, che sono piene di vitalità e venate di malinconia, scanzonate, tenere, in fondo preoccupanti. Sono il ritratto di un paese virtuale e di un futuro, forse, mancato: perché il paese che questi ragazzi hanno deciso di abbandonare continua a non ascoltarli.<br />
<span id="more-921"></span>Dall’introduzione:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Tutte le storie che si trovano in questo libro potrebbe raccontarle una mappa. Quella dell’Europa unita. Ma anche quella delle rotte aeree, ferroviarie, marittime. Le rotte che in tanti hanno seguito nei secoli scorsi. E che continuano a seguire, oggi, i nostrani viaggiatori inquieti, eredi della diaspora del Novecento. Questo libro parla di loro. Di giovani italiani in viaggio, con una mappa in tasca. Non di cervelli in fuga. Non solo e non necessariamente. Parla di persone, spesso laureate, che prendono un volo low-cost, una nave o un treno e oltrepassano i confini del nostro paese con poche cose nello zaino e molte aspettative in testa. Non hanno la valigia di cartone, sono ben diversi dai protagonisti del “grande esodo” a cavallo tra Ottocento e Novecento, e non vedono l’espatrio come un obbligo. È una scelta. Scelgono coscientemente, puntando il dito sulla cartina, di andare altrove. E poiché la loro è una rotta incerta, molto spesso casuale, si è deciso di seguirli secondo un ordine spaziale, più che causale. Li ritroverete come in una mappa, sparpagliati e in continuo movimento tra i quattro angoli di un continente dai confini fluidi. Nomadi in uno “spazio globale” la cui progressiva interconnessione erode i concetti stessi di frontiera, stato o territorio nazionale.<br />
L’Italia è uno degli stati occidentali più colpiti dall’esodo dei giovani talenti. Si dice colpito, non beneficiato, perché esporta in dosi massicce e importa in misura infinitamente inferiore. Secondo uno studio della Fondazione Rodolfo Debenedetti diffuso a maggio del 2009, l’Italia è la nazione europea che meno attrae i laureati stranieri. Solo lo 0,7% dei 20 milioni di “talenti” che migrano tra i paesi dell’OCSE decide di venire a cercare lavoro qui.</em><em> [...] Sono cervelli in fuga, ma non solo. Sono i “neo-migranti”, gente che parte “per dimenticare”, per lasciarsi alle spalle un paese che sta stretto, che non piace. Gente che vorrebbe cambiare l’Italia, ma non sa come fare e non sa se potrà farlo in futuro. E quindi cambia paese, se ne va, alla ricerca di maggiori stimoli o di un’alternativa.Vivo altrove è innanzitutto un libro scritto dalla giornalista Claudia Cucchiarato e pubblicato da Bruno Mondadori, nel quale viene analizzato il fenomeno dei nuovi emigranti italiani: giovani in cerca di fortuna in altri paesi d’Europa e non solo. Ma Vivo altrove è anche un sito internet nel quale mantenere aperta la discussione e continuare a raccogliere testimonianze di altri &#8220;emigranti&#8221;, o semplici opinioni sul libro e sul fenomeno.<br />
www.vivvoaltrove.it</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Claudia Cucchiarato</strong>, giornalista, è nata a Treviso nel 1979 e vive a Barcellona dal 2005. Scrive per L&#8217;Unità e il gruppo L’Espresso in Italia e per La Vanguardia in Spagna.<br />
Vivo altrove è il suo primo libro, ma soprattutto il suo modo di dare voce a chi, come lei, ha scelto di non abitare in Italia.</p>
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