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Assemblea generale dell’università

martedì 18 maggio
ore 9 aula 302
via Festa del Perdono, Mi

I tagli decisi dal governo (l.133/2008) e contro cui si mobilitò tutto il mondo della formazione, dando vita al movimento dell’Onda, non sono stati messi in discussione. Anzi, la crisi che ha ripreso a soffiare travolgendo la Grecia e minacciando Spagna e Portogallo lascia facilmente prevedere, come d’altronde è già stato annunciato dal governo, una nuova finanziaria “di lacrime e sangue”. Il problema sarà capire chi dovrà pagare il conto di una crisi causata da decenni di politiche neoliberiste. Il disegno di legge delega di riforma del sistema universitario è ancora fermo alla Commissione Cultura e Istruzione del Senato ma l’urgenza di evitare il crack finanziario costringe gli atenei a riorganizzarsi senza attendere un’eventuale ennesima controriforma.
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L’Università intrappolata nella rete del capitalismo

L’Università intrappolata nella rete del capitalismo
di Piero Bevilacqua

[Intervento di Piero Bevilacqua (Facoltà di Lettere e Filosofia Università La Sapienza di Roma) al seminario "Crisi dell'università e della ricerca o saperi critici sotto attacco?" all'interno della "Settimana della Politica" promossa dalla Facoltà di Scienze Politiche di Torino]

Per comprendere i processi di trasformazione che da alcuni anni investono l’Università europea occorre guardare al di fuori di essa. Occorre osservare le linee di tendenza profonde del capitalismo neoliberista. Com’è noto, il capitalismo, da quando esiste - come ebbe già a notare Marx - ha cercato sempre di impossessarsi delle conoscenze tecnico-scientifiche per trasformarle in «forze produttive», per accrescere la proprio potenza attraverso l’innovazione tecnologica. Ma a lungo le sfere della ricerca, della formazione culturale, e quelle della produzione si sono mosse in parallelo e l’industria ha utilizzato per sé quanto lo Stato e la ricerca pubblica andavano scoprendo e diffondendo con relativa autonomia. Ovviamente, nel Novecento il capitalismo industriale ha organizzato un proprio autonomo ambito di «ricerca & sviluppo», anche se non ha mai cessato di utilizzare quanto veniva elaborato dalle istituzioni pubbliche. Ma negli ultimi decenni il panorama è andato cambiando. Il capitalismo vuole assoggettare sempre più strettamente ai suoi fini economici le strutture pubbliche della ricerca e della formazione. Tale tendenza risponde a un nuova fase dello sviluppo capitalistico. L’esaurimento dell’epoca industriale fordista, caratterizzata dalla produzione standardizzata di massa, porta il capitalismo a cercare nuovi territori di profitto producendo beni che nascono sempre di più dalla creatività umana, dalla intelligenza, da competenze molteplici. Nell’aspra competizione che attraversa il mondo industriale si affermano i prodotti che introducono novità nel mercato, tanto simboliche, quanto funzionali. Ma per realizzare tali beni occorre cultura, saperi diversificati, creatività, eccetera.
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Cronache di resistenza di una Mensa universitaria

Cronache di resistenza di una Mensa universitaria

Chi non è mai entrato nella mensa di Via Golgi 20 non lo può sapere, ma appena si passano quelle porte a vetri si è investiti dalle urla di Antonella che inveisce contro Politecnico, Statale, Regione e anche contro di te. Sì te! “ Mangi qui e non ti ho mai visto alle nostre iniziative! Ti voglio vedere a te quando qui si chiude! A te, che sei tutto bello bello…” A questo punto si è davanti ad un bivio: spegnere l’apparato uditivo o avvicinarsi al bancone e capire perché sta tanto strillando.

Sta tanto strillando perché dal 31 luglio la Mensa chiude. E figurarsi che doveva aver già chiuso i battenti da Gennaio, ma dopo tutto il casino che abbiamo fatto mica potevano permettersi una cosa così. Molto meglio a luglio quando non c’è più nessuno, così lavoratori a casa e studenti che manco se ne accorgono…
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ACQUA, TERRITORI, DIRITTO ALLO STUDIO: DIFENDIAMO I BENI COMUNI

ACQUA, TERRITORI, DIRITTO ALLO STUDIO: DIFENDIAMO I BENI COMUNI

Cos’è un bene comune? È innanzitutto qualcosa che motiva l’idea stessa di società, un vantaggio per tutti e di cui tutti si devono prendere carico. Sono beni comuni l’istruzione, l’acqua, la sanità, i trasporti, i territori, gli spazi di socialità e di partecipazione democratica popolare e diretta, …
Sono risorse della collettività, delle quali la collettività deve avere il controllo. Parliamo di collettività in senso lato e non per forza di Stato, consci però che nell’attuale sistema politico i privati agiscono secondo il proprio personale interesse ed evadono qualunque controllo della collettività sul proprio operato.
Se il sentimento collettivo passa attraverso la coscienza di quali sono i beni comuni, i continui attacchi alla gestione pubblica di questi beni (a vantaggio della speculazione dei privati) è il sintomo di un problema ben più grave: sotto attacco è il senso del comune, sostituito dal mito del profitto, dell’efficienza, della competitività. All’individuo attivo nella società, responsabile della propria vita, stanno sostituendo l’individuo isolato, insicuro, protetto e controllato a vista da un ordine pubblico sempre più invadente, allontanato dagli ambiti decisionali, spaventato all’idea che la società sia qualcosa da determinare anziché qualcosa da cui dipendere.
Sottrarre alla collettività il controllo dei beni comuni è il primo passo per sottrarle il proprio potere decisionale, privandola della coscienza di avere diritto a questo potere. È parte di una svolta autoritaria, a vantaggio dei soliti pochi. Significa impedire al cittadino di vivere con coscienza il proprio ruolo, spogliare la parola “democrazia” della sua natura di evento popolare, partecipato e diretto, per sostituirla con la delega passiva e assoluta al governante di turno.
Sta succedendo all’istruzione, nelle scuole e nelle università, sempre più autoritaria e meno critica. Sta succedendo ai territori (Val di Susa - TAV, Vicenza – Aeroporto Dal Molin, zona dell’Expo, etc), dove i mutamenti necessari al “progresso” vengono attuati ignorando l’opinione dei cittadini (fintantoché questi non insorgono).
Sta succedendo coi servizi locali, per i quali è stato da poco stabilito un tetto del 30% alla partecipazione pubblica.
Succede in numerosi “piccoli” casi, come quello della mensa universitaria di via Golgi: un servizio usufruito ogni giorno da migliaia di persone – studenti e lavoratori – in piena città studi, un luogo (economico) di socialità e un bene comune che il Politecnico vorrebbe sostituire con la ristorazione privata della zona, senza avere interpellato nessuno, senza nessuna preoccupazione per la sorte dei lavoratori di questo posto.
E poi l’acqua. Le prime civiltà si sono formate proprio dal comune utilizzo di questa risorsa, ancora oggi per il controllo delle risorse idriche si scatenano guerre, è considerata una ricchezza al punto da essere chiamata oro blu. Il governo italiano ha deciso di privatizzarla, essendo questa inserita nelle norme sui servizi pubblici locali.Intorno all’acqua da anni si costruiscono reti e lotte, vogliamo approfondire questa tematica perché riconosciamo l’importanza di questa risorsa come bene comune.
Per questo invitiamo gli studenti e la cittadinanza a partecipare ad una

ASSEMBLEA PUBBLICA CITTADINA

giovedì 10 dicembre h 21

alla MENSA UNIVERSITARIA di via Golgi 20

L’acqua, bene comune fondamentale: problematiche globali, tentativi di privatizzazione e lotte per la sua difesa. A cura del Comitato Milanese per l’Acqua.

A seguire interventi di:

- Comitato “giù le mani dalla mensa”

- Comitato No Expo, il territorio come bene comune.

- Studenti delle università in lotta: diritto allo studio, ricerca, arte e cultura come beni comuni.

Collettivo Cittastudi

Comitato Giù le mani dalla Mensa

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