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Erica Picco

Erica Picco

Classe 1990, una laurea in Storia, una in Antropologia politica, è la presidente di Lapsus. Ha occhi e orecchie dappertutto e quando entra in modalità multi-tasking è in grado di gestire contemporaneamente una notevole quantità di progetti. In Lapsus ha partecipato attivamente alla progettazione della mostra '900 Criminale, Eros, Rivoluzione e Musica e Autista Moravo. È stata tra i progettisti dei laboratori didattici per le scuole. Dal 2016 partecipa alla raccolta di testimonianze IBCC Digital Archive. Ha pubblicato un saggio con Sara Troglio nel volume collettaneo "Dopo le bombe. Piazza Fontana e l'uso pubblico della storia" (Mimesis, 2019). Ad oggi coordina il settore didattico, quello amministrativo e la comunicazione dell'associazione. Il suo nemico naturale è la noia.

Corso online “Storia e memoria delle deportazioni nazifasciste”

Dopo un lungo e fruttuoso lavoro di collaborazione con ANED – Associazione Nazionale ex Deportati nei Campi nazisti, dal 6 aprile 2020 è disponibile on line, sulla piattaforma Eduopen in forma gratuita, il corso sulla “Storia e memoria delle deportazioni nazifasciste” (ne avevamo già parlato qui).

Alcuni dei testimoni di cui è possibile ascoltare la storia nel corso.

Un corso che serviva

Perché oggi, 75 anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, la maggior parte dei sopravvissuti ai campi di concentramento non è più con noi. Questo, pur rispondendo a un ciclo “normale” di vita umana, è tuttavia irto di conseguenze per il discorso pubblico memoriale italiano, proprio a causa del complesso rapporto esistente tra la memoria dei sopravvissuti e la narrativa storica “ufficiale” e richiede uno sforzo ulteriore per progettare una nuova dimensione di didattica e di diffusione delle testimonianze dei sopravvissuti che possa continuare ad avere incisività.

Un frame del corso.

Un corso che mancava

Degli orrori dei campi di concentramento si parla moltissimo, del genocidio ebraico anche di più, ogni 27 gennaio il mondo si ferma nel ricordo delle vittime delle persecuzioni nazifasciste.
Troppo spesso però ci troviamo di fronte a una narrazione che si ferma solo sull’aspetto emotivo: la commemorazione si focalizza sulle testimonianze degli orrori subiti dai deportati, tralasciando la riflessione sul contesto sociale e politico in cui le deportazioni vennero ideate e portate avanti, delegando questo argomento solo al momento previsto dal programma di storia, programma che non in tutti i contesti scolastici è affrontato a dovere.
Il nostro corso si inserisce e cerca di colmare questa mancanza dotando i partecipanti di tutti quegli strumenti che sono necessari per comprendere il complesso processo che ha portato ai campi di concentramento e sterminio, alla loro sistematizzazione e le conseguenze ancora presenti nell’oggi.

Durante le riprese del corso

Perché un corso on line?

Oggi la didattica per cause di forza maggiore ha dovuto fare i conti con la digitalizzazione dell’insegnamento. Questo corso è nato ben prima di questo ripensamento forzato: siamo infatti convinti che il web sia uno strumento come gli altri e che come tale deve essere conosciuto per comprenderne i limiti e le potenzialità. Ignorare e trascurare questi media, non educarsi (prima ancora che educare) all’uso delle nuove forme di comunicazione è una perdita di opportunità e un pericoloso errore, che può condannarci al silenzio nell’immediato futuro.

Per saperne di più, in questo articolo abbiamo pensato di raccontare il processo di realizzazione del corso.

ISCRIVITI AL CORSO

Per iscriversi al corso basta registrarsi sulla piattaforma Eduopen, la piattaforma universitaria lanciata dal Ministero dell’istruzione, e cliccare qui:

https://learn.eduopen.org/course/view.php?id=409

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Noi siamo memoria – Evento Finale progetto FREE

In occasione della chiusura del progetto FREE – No Future Without Remembrance, saremo parte di una due giorni dedicata alla memoria delle deportazioni nazifasciste e all’attualizzazione del passaggio di testimone tra generazioni. 

Qui il comunicato stampa:

FREE è co-finanziato dal bando europeo Europe for Citizens, Ministero Dei Beni Culturali, Unione Europea. Il progetto, coordinato dalla Cooperativa sociale Tempo per l’infanzia di Milano, vede coinvolti come partner: Comune di Milano, ANED – Associazione Nazionale ex Deportati nei Campi nazisti, Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – ANPI, Università degli Studi di Milano dipartimento di studi storici, TWOF2 (Austria), ISSH e DeP Dora e Pajtimit (Albania), Skwhat (Croazia), Artifactory (Grecia).
Il progetto ha organizzato 23 eventi in diversi paesi europei con migliaia di ragazzi coinvolti durante viaggi, incontri di formazione nelle scuole e nei centri di aggregazione giovanili, laboratori, conferenze, mostre, esibizioni.
Clicca qui per saperne di più sul progetto.

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Focus Ecology. La storia e la questione ambientale

Con il focus dedicato all’ecologia, arriviamo al termine della nostra esperienza all’interno del progetto Diffusione Partecipata.

Il tema è stato affrontato attraverso due diversi percorsi paralleli. La conferenza Černobyl’: una catastrofe è stata l’occasione per riflettere sull’impatto del disastro del 1986 nel discorso pubblico internazionale. La visione dello spettacolo Zvizdal [Chernobyl, so far – so close] ha permesso di entrare in contatto con la vita nella zona di alienazione. Zvizdal è un documentario-performance ideato e realizzato dalla compagnia Berlin che racconta la vita di una coppia di anziani, Baba Nadia e Pétro, gli ultimi abitanti di un villaggio evacuato.

“Quando la giornalista e scrittrice Cathy Blisson li ha incontrati nel 2009, Pétro e Nadia (entrambi ottantenni) erano gli unici due abitanti di un villaggio fantasma lungo appena 4 km. In seguito al disastro nucleare che esplose nella notte tra il 26 e il 27 aprile 1986, Zvizdal fu dichiarata non idonea per l’uomo. […] 25 anni dopo ‘Chernobyl’ Pétro e Nadia vivono ancora lì, soli, circondati da una foresta che lentamente sta invecchiando con loro. In compagnia di un cane da guardia, una mucca magrissima, un lama e poche galline trascorrono le giornate, invocando Stalin e tutti i santi, in attesa che prima o poi il villaggio si ripopoli. “

I ragazzi della 4c sono stati presenti a entrambi gli appuntamenti e nelle prossime settimane rielaboreranno i temi emersi attraverso un percorso laboratoriale con noi. L’impellenza della questione ambientale è un tema molto sentito dalla classe: attraverso la collaborazione della professoressa di discipline plastiche proveremo a reinterpretare questo focus in chiave artistica.

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Dopo le bombe. Piazza Fontana e l’uso pubblico della storia

Dal 31 ottobre 2019 in libreria.

In questi mesi abbiamo lavorato duramente alla stesura di questo libro collettivo,  scritto in vista del 50° anniversario della strage di #piazzaFontana.

Pubblicato con Mimesis Edizioni, questo volume è il frutto di un processo collettivo, figlio di un meditato e faticoso lavoro di elaborazione e sistematizzazione di alcuni spunti di indagine storica sorti, in un decennio, nell’ambito di innumerevoli seminari, conferenze, mostre, eventi di divulgazione e momenti di appassionata discussione e confronto.

Un libro che, anche se non lo direste, è anzitutto un lavoro di storia del tempo presente, per riflettere su conseguenze e storture del principale nodo irrisolto dell’età repubblicana, che chiamiamo “strategia della tensione”, a partire dall’uso pubblico che si è scelto di fare della strage del 12 dicembre 1969.

Vi troverete testi di Aldo Giannuli, Davide Conti, Elia RosatiElio CataniaGiulio D’ErricoErica PiccoSara Troglio e Fabio Vercilli, con la postfazione di Mirco Dondi, di cui vi lasciamo un assaggio:

Su un evento spartiacque e fortemente divisivo si misurano le politiche della memoria e le politiche dell’oblio, dove fra queste spicca la totale assenza di memoria sulla guerra fredda. Questo conflitto anomalo, non dichiarato, a bassa intensità, ha avuto, ancora più di altri, la verità come vittima sacrificale. Nell’immediato, nessuno ha letto Piazza Fontana come episodio (incontrollato) di guerra fredda. Di certo, dopo i primi mesi, appare sempre più evidente come il taglio interpretativo dell’evento sia stato funzionale a logiche di schieramento e a concordate convenienze.

Mirco Dondi
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Di questo non si parla.

Della libertà di ricerca e dei suoi nemici.

Illustrazione di Luis Quiles

Febbraio. Come ogni febbraio dal 2004, anno di istituzione del Giorno del Ricordo, il dibattito pubblico si infiamma su uno specifico tema: le foibe. Questo è un argomento di cui Laboratorio Lapsus non si è mai occupato direttamente ma come ricercatrici e ricercatori di storia contemporanea abbiamo letto e apprezzato molti lavori di ricerca e di divulgazione svolti da altri, sia come singoli che come gruppi di studio collettivi [ne citiamo uno tra tutti, di agile lettura e alla portata di chiunque].

A febbraio è uscito questo vademecum a cura dell’ Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea nel Friuli Venezia Giulia. Si tratta di un prontuario snello, strutturato per FAQ, che risponde ad alcuni quesiti semplici ma non banali sul confine orientale e sulla questione delle foibe. Nelle occasioni di dibattito interno del nostro gruppo abbiamo avuto modo di commentare con entusiasmo questa operazione di divulgazione, che ci è sembrata così ben riuscita, chiara e diretta, per un tema così pesantemente intossicato dal dibattito mediatico.

Stacco. Il 26 marzo il Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato una mozione (la n. 50) che impegna la Giunta e l’assessore competente a

“sospendere ogni contributo finanziario e di qualsiasi altra natura (es. patrocinio, concessione di sale) a beneficio di soggetti pubblici e privati che, direttamente o indirettamente, concorrano con qualunque mezzo o in qualunque modo a diffondere azioni volte a non accettare l’esistenza delle vicende quali le Foibe o l’Esodo ovvero a sminuirne la portata e a negarne la valenza politica”.


Il Consiglio Regionale punta l’indice contro “diversi convegni” che avrebbero sminuito la portata storica dell’evento e accusa esplicitamente l’Istituto regionale per la storia della Resistenza e dell’Età contemporanea del Friuli Venezia Giulia per aver elaborato e reso pubblico il “Vademecum del Giorno del Ricordo” di cui sopra, perché si sarebbe reso responsabile di “diffondere una versione riduzionista della storia della pulizia etnica perpetrata dai partigiani titini”.

Come Lapsus, avevamo già affrontato l’irrinunciabile distinzione tra ricerca storica e legislazione quando siamo intervenuti nel dibattito sul reato di negazionismo e sulle possibili implicazioni nel campo della ricerca. Abbiamo sempre sostenuto la libertà di ricerca se formulata con una corretta metodologia e capacità di analisi scientifica, perché solo così è possibile affrontare la crisi della nostra epoca e aiutare a comprendere la complessità del presente. La ricerca si fa negli archivi e nelle strade, non nelle aule di tribunale o nelle sale consiliari; questo vale sia per le questioni aperte della storiografia della Resistenza e della Seconda guerra mondiale, della Strategia della tensione e della stagione degli anni Settanta, fino alle ricerche più recenti.

Ancora una volta ci schieriamo saldamente dalla stessa parte, sostenendo e diffondendo l’appello dell’Istituto Nazionale Ferruccio Parri.

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/De·por·ta·zió·ne/

Mario Candotto, Ennio Trivellin, Vera Michelin Salomon e Bruno Bertoldi.
Ascolta le loro storie qui: http://bit.ly/2yPc4wc

Trasferimento coatto di un prigioniero, privato dei diritti politici e civili, verso un luogo detentivo relegato in un territorio lontano dalla madrepatria.

Circa 40mila persone hanno subito questa sorte tra il 1943 e il 1945, partendo dall’Italia e, dopo viaggi estenuanti, approdando infine nei lager del Terzo Reich.

Privati degli affetti, del proprio nome e della dignità, furono trattati alla stregua di merce. Considerati nemici, traditori, minacce, “feccia”, “zavorre”, “degenerati” o “di razza inferiore”.

Insieme ad ANED abbiamo ideato un corso online per raccontarne le tante e diverse storie.

Leonardo Zanchi, Vicepresidente Aned Bergamo, è tra i volti del videocorso.

Un corso aperto a tutti, che unisce la memoria di chi quegli eventi li ha vissuti sulla propria pelle e la storia complessa e articolata dell’Europa hitleriana, affiancando videolezioni di taglio storico alle testimonianze dei sopravvissuti.

Partendo dal contesto internazionale ed europeo, si affronteranno i meccanismi che hanno permesso l’ascesa e il consolidamento di nazismo e fascismo, con particolare enfasi su come è stato possibile per questi movimenti, nati nelle piazze e che parlavano alle pance della gente, creare consenso e trasformarsi in dittature istituzionalizzate.

Attraverseremo il complesso sistema dei lager, la pianificazione massificata delle deportazioni, la classificazione delle categorie “indesiderate” e lo sfruttamento schiavile degli internati. Ma si parlerà anche delle conseguenze sull’oggi, dei “canali della continuità” (come ci insegna Claudio Pavone) tra le istituzioni fasciste e il dopoguerra, si metterà ordine tra fenomeni come negazionismo, neo-negazionismo, revisionismi e post-antifascismo.

Abbiamo cercato di costruire questo corso secondo il nostro metodo didattico: usando tanti materiali multimediali (mappe, infografiche, video, documenti, glossari, bibliografie) per permettere un approfondimento ricco e diversificato;  e, come sempre, a un approccio evenemenziale abbiamo preferito l’attenzione ai processi di trasformazione, alle continuità e alle rotture, ai fenomeni di lungo corso, animati dalla convinzione, che ci ha insegnato il maestro Marc Bloch, fucilato dai nazisti nel 1944, che “l’incomprensione del presente cresce fatalmente dall’ignoranza del passato”.

Il corso sta iniziando adesso la sua fase di lavorazione finale e sarà disponibile online gratuitamente nei prossimi mesi sulla piattaforma WeSchool.

“Uomini mossi da una collera cieca e brutale, ma autentica, avevano incendiato e fucilato; ciò che premeva loro era ormai conservare una fede assolutamente certa sull’esistenza di “atrocità”, che, sole, potevano dare al loro furore un’apparenza di equità; si può supporre che la maggior parte di loro sarebbe inorridita, se avesse dovuto riconoscere la profonda assurdità del terrore panico che li aveva spinti a commettere tante azioni orrende; ma essi non riconobbero mai nulla di simile. Ancora oggi i tedeschi sono in massa probabilmente convinti che moltissimi loro soldati sono caduti vittime degli agguati belgi: convinzione tanto più incrollabile in quanto si sottrae ad ogni esame. Si crede facilmente a ciò a cui si ha bisogno di credere. Una leggenda che ha ispirato azioni clamorose, e soprattutto azioni crudeli, è sul punto di diventare indistruttibile.”
Marc Bloch, La guerra e le false notizie

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