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Martino Iniziato

Martino Iniziato

Laureato in scienze storiche presso l’università degli studi di Milano con una tesi su Ronald Reagan, ha imparato a fare siti internet quasi per gioco e lo ha trasformato in un quasi-lavoro. Un po' giornalista, un po' cameriere, un po' promotore d'eventi culturali è tra i fondatori dell'Associazione Lapsus e si rivede molto nella definizione springstiniana di "Jack of all trade": tuttofare. Tra le altre cose, è il curatore di questo sito per conto di Tanoma.it. Su twitter è @martinoiniziato

DOSSIER NUCLEARE

Passato e futuro dell’energia nucleare

Nella storia dell’uomo, l’utilizzo pubblico (bellico o energetico) del nucleare fa la sua comparsa a partire dagli anni Quaranta, con le scoperte scientifiche e le innovazioni tecnologiche interne al “Progetto Manhattan”: un gruppo di fisici, tra i quali Enrico Fermi, lavorò per la realizzazione in laboratorio della prima reazione a catena controllata. Il progetto aveva scopi militari e, infatti, portò alla costruzione della bomba atomica, utilizzata dagli Usa contro il Giappone (Hiroshima e Nagasaki) per mettere fine alla guerra nel 1945. Successivamente, il presidente statunitense Eisenhower inaugurò il piano “Atom for peace”, basato sull’utilizzo pacifico e con lo scopo di soddisfare il fabbisogno energetico nazionale; tra il 1954 e il 1955 venne realizzata la prima centrale nucleare della storia. La tecnologia nucleare (che anche i sovietici, nel frattempo, stavano sviluppando rapidamente) si diffuse in molte aree del pianeta e, in breve tempo, la maggioranza degli stati aderenti ai due blocchi imitarono l’esempio delle due super potenze.

Non bisogna mai dimenticare che la ricerca civile sul nucleare e l’innovazione scientifica ha sempre avuto forti implicazioni militari e, nel periodo della Guerra Fredda, era necessario non solo sviluppare una solida autonomia energetica, ma anche portare avanti studi tecnico-scientifici per la superiorità bellica. Anche l’Italia si dedicò alla ricerca per lo sfruttamento del nucleare, fin dagli anni Cinquanta, e la prima centrale nucleare entrò in funzione nel 1964, seguita da altre due nei mesi immediatamente successivi; il Piano Energetico Nazionale (Pen) prevedeva la costruzione di numerosi impianti nei decenni successivi e la progressiva sostituzione delle altre fonti energetiche (nei limiti permessi dallo sviluppo tecnologico dell’epoca) con il nucleare. La crisi energetica del 1973-74 non fece altro che aumentare la percezione nell’opinione pubblica che la pianificazione proposta dal Pen fosse più che mai necessaria, nonostante i costi elevati, l’assenza di criteri di sicurezza nella realizzazione delle centrali e il forte scontento delle comunità locali nella cui zona era prevista la loro costruzione.

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altai

mercoledì 3 febbraio ’10

14.30, aula 102

Università Statale, via Festa del Perdono 7

ALTAI: i WU MING tornano in Statale

ascolta l’audio dell’incontro

“Che segno è quando un arcobaleno appare, non c’è stata pioggia e l’aria è secca e tersa? E’ quando la terra sta per tremare, e il mondo intero vacilla”.

Venezia, Anno Domini 1569. Un boato scuote la notte, il cielo è rosso e grava sulla laguna. E’ l’Arsenale che va a fuoco, si apre la caccia al colpevole. Un agente della Serenissima fugge verso oriente, smarrito, “l’anima rigirata come un paio di brache”. Costantinopoli sarà l’approdo. Sulla vetta della potenza ottomana conoscerà Giuseppe Nasi, nemico e spauracchio d’Europa, potente giudeo che dal Bosforo lancia una sfida al mondo e a due millenni di oppressione.
Intanto, ai confini dell’impero, un altro uomo si mette in viaggio, per l’ultimo appuntamento con la Storia. Ha appesa al collo una moneta, ricordo del Regno dei Folli.
Echi di rivolte, intrighi, scontri di civiltà. Nuove macchine scatenano forze inattese, incalzano il tempo e lo fanno sbandare. Nicosia, Famagosta, Lepanto: uomini e navi corrono verso lo scontro finale.

Wu Ming, il collettivo di scrittori che al suo esordio si firmò “Luther Blissett”, torna nel mondo del suo primo romanzo…

Ad un anno e mezzo dalla loro “prima” all’università Statale, i WU MING, collettivo di scrittori di origini bolognesi giunti al successo con il romanzo “Q”, sono tornati a farci visita in università.

Mercoledì 3 febbraio infatti, alle 14.30 in aula 102 abbiamo presentato ALTAI, uscito nel novembre del 2009. Per introdurre a dovere i WU MING ed il loro interessantissimo percorso letterario ci vorrebbero pagine e pagine, ma, nella speranza che molti di voi abbiano letto i loro libri, per prima cosa vi rimandiamo al loro sito www.wumingfoundation.com, dove con tutta calma potrete girovagare tra i tantissimi materiali a disposizione e conoscere a fondo il collettivo.

Dall’uscita del libro i WU MING non si sono praticamente mai fermati, girando per il mondo (nel vero senso della parola…) per presentare ALTAI, ma anche, com’è nel loro spirito, per ricevere critiche ed accogliere contributi da tutti coloro che avranno incontrato sulla loro strada. Gli audio di molte di queste presentazioni sono disponibili sempre sul loro sito, noi ve ne segnaliamo uno, registrato lo scorso 12 dicembre, durante Mompracem, una trasmissione di Radio Città del Capo di Bologna. Prendetevi il tempo di ascoltarla, potrebbe essere un ottimo modo di prepararsi all’iniziativa in università!

Qui invece potrete ascoltare WU MING1 leggere brani di ALTAI.

Numerosissime, alcune anche particolarmente esileranti, sono state le recensioni dedicate ad ALTAI.

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ALTAI: i WU MING tornano in Statale

mercoledì 3 febbraio ’10

14.30, aula 102

Università Statale, via Festa del Perdono 7

ALTAI: i WU MING tornano in Statale

ascolta l’audio dell’incontro

“Che segno è quando un arcobaleno appare, non c’è stata pioggia e l’aria è secca e tersa? E’ quando la terra sta per tremare, e il mondo intero vacilla”.

Venezia, Anno Domini 1569. Un boato scuote la notte, il cielo è rosso e grava sulla laguna. E’ l’Arsenale che va a fuoco, si apre la caccia al colpevole. Un agente della Serenissima fugge verso oriente, smarrito, “l’anima rigirata come un paio di brache”. Costantinopoli sarà l’approdo. Sulla vetta della potenza ottomana conoscerà Giuseppe Nasi, nemico e spauracchio d’Europa, potente giudeo che dal Bosforo lancia una sfida al mondo e a due millenni di oppressione.
Intanto, ai confini dell’impero, un altro uomo si mette in viaggio, per l’ultimo appuntamento con la Storia. Ha appesa al collo una moneta, ricordo del Regno dei Folli.
Echi di rivolte, intrighi, scontri di civiltà. Nuove macchine scatenano forze inattese, incalzano il tempo e lo fanno sbandare. Nicosia, Famagosta, Lepanto: uomini e navi corrono verso lo scontro finale.
Wu Ming, il collettivo di scrittori che al suo esordio si firmò “Luther Blissett”, torna nel mondo del suo primo romanzo…

Ad un anno e mezzo dalla loro “prima” all’università Statale, è con grande gioia che vi annunciamo il ritorno del collettivo WU MING.

Mercoledì 3 febbraio infatti, alle 14.30 in aula 102 presenteremo ALTAI, la loro ultima fatica editoriale. Per introdurre a dovere i WU MING ed il loro interessantissimo percorso letterario ci vorrebbero pagine e pagine, ma, nella speranza che molti di voi leggano i loro libri, per prima cosa vi rimandiamo al loro sito www.wumingfoundation.com, dove con tutta calma potrete girovagare tra i tantissimi materiali a disposizione e conoscere a fondo il collettivo.

Dall’uscita del nuovo libro i WU MING non si sono praticamente mai fermati, girando per il mondo (nel vero senso della parola…) per presentare ALTAI, ma anche, com’è nel loro spirito, per ricevere critiche ed accogliere contributi da tutti coloro che avranno incontrato sulla loro strada. Gli audio di molte di queste presentazioni sono disponibili sempre sul loro sito, noi ve ne segnaliamo uno, registrato lo scorso 12 dicembre, durante Mompracem, una trasmissione di Radio Città del Capo di Bologna. Prendetevi il tempo di ascoltarla, potrebbe essere un ottimo modo di prepararsi all’iniziativa in università!

Qui invece potrete ascoltare WU MING1 leggere brani di ALTAI.

Numerosissime, alcune anche particolarmente esileranti, sono state le recensioni dedicate ad ALTAI. Sempre sul loro sito, nella parte dedicata alle recensioni, potete leggerle tutte; di seguito ne riportiamo un segmento di una, che ci è parsa molto interessante…nei prossimi giorni, per preparci all’evento, magari ve ne proporremo anche altre!

Insomma, arrivederci al 3 febbraio!

LA.P.S.U.S.


”Storie di utopia a Istanbul. Riecco i Wu Ming delle origini”

di Tonino Bucci, Liberazione, 23 dicembre ’09

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Berlino vent’anni dopo

9 novembre 2009

BERLINO 20 ANNI DOPO

il contesto internazionale e gli effetti della caduta del muro nella politica italiana

ne parlano:
Ivano Granata, docente di Storia dell’Italia contemporanea presso l’Università Statale di Milano
Lucio Valent, ricercatore del Centro di politica estera e opinione pubblica dell’Università Statale di Milano

incontro promosso da La.p.s.u.s. in collaborazione con Sinistra Universitaria

Nei giorni in cui si celebra il XX anniversario della caduta del Muro di Berlino, un incontro per andare oltre l’immagine delle centinaia di migliaia di tedeschi che passano festanti dall’est all’ovest gustando quella libertà che i regimi dell’Europa orientale avevano impedito. Una data e un simbolo che, come storici, non possiamo scindere da altri eventi caratterizzanti il periodo. Il 1989 non può essere letto allora, senza il 1991, l’anno del disfacimento dell’URSS, prima per l’incalzare del riformismo Gorbacëviano poi sotto i colpi mortali della crisi economica, delle richieste autonomistiche e del crollo della legittimazione del potere  sovietico. E non si possono nemmeno tralasciare altri episodi importanti per definire il quadro internazionale nel quale viviamo e che in gran parte discende dagli avvenimenti di quei giorni – come il  rafforzarsi degli USA, la momentanea vittoria dell’ipercapitalismo finanziario, la crescita economica e  politica dell’Europa centro-occidentale e del Giappone, i problemi e i drammi del Terzo Mondo – che  sembrano nell’immaginazione di molti affievolirsi di fronte all’evento epocale del crollo del sistema  sovietico. Diversi studiosi hanno cercato di leggere nel profondo questo grande evento storico: vi è così chi  sostiene che a far crollare l’URSS e le “democrazie popolari” sia stata l’estrema determinazione della politica  iarmista di Reagan, chi invece sottolinea il ruolo del riformismo Gorbacëviano, chi ricorda le  debolezze passate e recenti della pianificazione sovietica, chi infine mette l’accento sulla forza eccezionale e  determinante delle aspirazioni di libertà e democrazia dei popoli dell’Est europeo…in questo incontro  abbiamo cercato di riflettere in maniera rigorosa sulla reale importanza della caduta del muro di Berlino,  con uno sguardo al contesto internazionale ed uno, preoccupato, a quello nazionale.

Per approfondire

Una Bibliografia

Knopp, Guido, Goodbye DDR. La storia, la politica e la vita nella Germania dell’Est prima della caduta del muro di Berlino, Hobby & Work Publishing, 2006,

Anna  Funder, “C’era una volta la DDR”, Serie bianca Feltrinelli, 2005

Alberto  Indelicato, “Memorie da uno stato fantasma. Berlino 1987-1990”, Lindau s.r.l., 2004

Alberto Indelicato, “Martello  e compasso. Vita  agonia  e morte della Germania comunista”, Lindau s.r.l., 1999

Demetrio Volcic, “Est. Andata  e  ritorni nei paesi ex comunisti”, Mondadori, 1997

Lilli Gruber, Paolo Borella, “Quei giorni a Berlino”, Nuova Eri, 1990

Piero Bernocchi, “Oltre il muro di Berlino”, Erre Emme edizioni, 1990

Enzo Rava, “Vita quotidiana drammatica e balorda dietro l’ex muro di Berlino”, Manifesto Libri, Roma, 2004

Charles Maier, “Il crollo. La crisi del comunismo e la crisi della Germania Est”, Il Mulino, Collana Biblioteca Storica, 1999

Ellen Sesta, “Il tunnel della libertà. 123 metri sotto il muro di Berlino, La straordinaria avventura di  due  italiani  a Berlnio nel 1961”, Garzanti Libri, 2002

Francesco Radice, “ Il muro di Berlino”, Sistema Editoriale Se-No, Roma, 2001

Thomas Brussig, “Eroi come noi”, Mondadori, 1999

Thomas Brussig, “In fondo al viale del sole”, Mondadori, Milano, 2001

Fabio Bertini e Antonio Missiroli, “La Germania divisa”, ed. Giunti, 1994

F. Della Peruta, G. Chittolini, C. Capar, “La Storia. Il novecento”, ed. Le Monnier, 2003

L. Mittner, “Storia della  letteratura tedesca”, Einaudi, Torino, 1971

R.  Rosenthal, “Intellettuali e  movimenti nella Germania dell’ Est, prima e dopo la  caduta del muro”, Palermo, Istituto Gramsci Siciliano, 1991

Thomas Flemming, “Il Muro di Berlino. Una città divisa in due”, be. bra. verlag, Berlin, Brandeburg

John le Carrè, “La spia che venne dal freddo”, Arnoldo Mondadori Editore S.p.a., Milano, 2001

John le Carrè, “Amici assoluti”, ed. Mondadori, Milano, 2003

Magda Martini, “La cultura all’ombra del muro. Relazioni culturali  tra Italia e Ddr (1949-1989)”, ed.Il Mulino, Bologna, 2007

Vanna  Vannuccini,  Francesca Predazzi, “Piccolo viaggio nell’anima tedesca”, ed. Feltrinelli, Milano, 2006

Bertini, Fabio – Missiroli, Antonio: La Germania divisa, Giunti Editore, Milano 1994,

Zoratto, Bruno: Gestapo rossa. Italiani nelle prigioni della Germania dell’Est, SugarCo (Collana: Testimonianze), Milano 1992

Tacconi, Matteo: C’era una volta il Muro. Viaggio nell’Europa ex-comunista, Castelvecchi, Roma 2009

Sitografia

http//www.viaggio-in-germania.de
http//www.ragionpolitica.it
http//www.web.freepass.it
http//www.ansa.it
http//www.berlinoguida.it
http//www.nondimenticare.it
http//www.ddr-museum.de
http//www.stasi-landesbeauftragter-berlin.de
http//www.linearossage.it
http//www.repubblica.it
http//www.stasimuseum.de

Filmografia

“Il silenzio dopo lo sparo” di Volker Schlondorff (Germania 2000)

“Goodbye, Lenin!” di Wolfgang Becker (Germania 2003)
“Le vite degli altri” di  Florian Henckel von Donnersmarck(Germania 2006)

“Berlino,  appuntamento  per le spie” di Vittorio Sala (Italia1965)

“Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders (RFT-FR 1987)

“Il Muro della paura” di Robert Stodmak (Usa 1962)

“Germania pallida madre” di Helma Sanders ((RFT 1980)

“Germania anno 90 nove zero” di Jean-Luc Godard (Francia 1991)

“Der Rote Kakadu” di Dominik Graf (Germania 2006)

a cura di Silvia Morosi, LA.P.S.U.S.

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DOSSIER CRISI: COME CI SIAMO ARRIVATI?

Dalla metà del 2008 si sono susseguite innumerevoli analisi sull’ultimo crack finanziario. Si è parlato di fine del capitalismo, di fine della finanza. Pochi però hanno cercato di volgere lo sguardo indietro a ricercare le cause profonde di quello che è successo dalla crisi dei mutui subprime dell’estate 2007 in poi.
Per farlo è necessario focalizzare il discorso su un periodo storico ben preciso: quello che va dall’inizio degli anni 80 fino al 2008.

All’interno di questa periodizzazione sono gli anni ’90 a risaltare come momento cruciale per lo sviluppo economico, in cui giungono al loro apice diversi fattori che, nati molto prima solo qui si incrociano l’uno con l’altro e danno vita a sviluppi tutt’altro che aspettati.
Il dato storico da cui partire è la fine della guerra fredda. Con la caduta dell’Unione Sovietica del 1991 nulla sembra più ostacolare l’avanzata del “nuovo” vento culturale neoliberista nel mondo.
A livello mondiale dal 1992-93 assistiamo alla più grande crescita economica mai registrata prima, a livello europeo, più silenziosamente, nello stesso periodo viene creato il Mercato Comune (accordi di Maastricht, 1992), primo passo verso la creazione di un sistema di cambi fissi all’interno del vecchio continente. In Asia il Giappone sta esaurendo la sua spinta propulsiva, ma in compenso si assiste alla strepitosa crescita economica di Cina e India. Nella prima, lo stop alle riforme impresso dalla crisi del 1989 ha avuto breve durata, e dal 1992 si sono susseguite liberalizzazioni e privatizzazioni, permettendo tassi di crescita del 7-8% annui e imponendo la Cina come prima potenza industriale. Nel subcontinente indiano le riforme degli anni ’90 si sono spinte ancora più in là, facendo del paese uno dei più grossi fornitori di servizi, con tassi di crescita del 5-6% del PIL.

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MILANO CRIMINALE. Appunti per una storia sulla criminalità a Milano

Un documentario per tentare di raccontare lo sviluppo del fenomeno criminale nella metropoli lombarda dagli anni 50 alla fine degli anni 80.

Un esperimento, un mettersi alla prova. Mostrare con le immagini le evoluzioni e le trasformazioni della malavità a Milano per studiare e diffondere un’idea: per studiare la contemporaneità, gli ultimi decenni della nostra storia, non possiamo continuare a ignorare un fenomeno complesso come quello criminale.

Da quella che veniva chiamata ligèra fino alla scomparsa delle bande criminali di Vallanzasca, Turatello e Epaminonda. La criminalità organizzata è ormai diventata parte integrante del tessuto sociale, economico e finanziario della nostra città. E come tale deve essere studiata.

Abbiamo provato a raccontare i passaggi che hanno portato alla situazione odierna.

1- La ligera

Alla fine della guerra  Milano era una città in ginocchio. I bombardamenti avevano portato distruzione, fame e avevano distrutto famiglie e tessuto economico e sociale. Ma Milano era stata anche la capitale della Resistenza, della lotta di Liberazione, con tutte le speranze, le illusioni e le delusioni che questa aveva prodotto.
Da Milano cominciarono a mettersi in circolo le energie per la ricostruzione. Ma nel frattempo, bisognava arrangiarsi.

Fiorisce la ligèra. Furti negli appartamenti, piccole rapine, ricettazione. Chi non riesce a reinserirsi nel tessuto economico della città, chi non vuole passare la vita alla catena di montaggio è così che cerca di sopravvivere.

2- Arrivano i Marsigliesi

Ma intanto Milano cresce. Dopo la guerra ricomincia sempre più a correre, verso la crescita, verso lo sviluppo, verso la ricchezza. E con la città, anche la criminalità cresce, si abitua e si adatta alle nuove forme della metropoli. Uno stimolo importante lo porta un vento nuovo che soffia in città…un vento che parla francese…

È così che il modello di gangsterismo a bande tipico degli Stati Uniti anni 30-40 si trasfersice, via Marsiglia, a Milano. Il cinema in questo processo gioca un ruolo importante. Film come “Il favoloso colpo da 8” o “La rapina del secolo” affascinano le platee dei cinema di periferia, spesso si sente il pubblico esultare per la riuscita di un colpo.

Inoltre Marsiglia, e con lei tutta le Francia, diventano luoghi sempre meno accoglienti per i criminali, e diversi nomi del milieu marsigliese si trasferiscono in Italia. Su tutti, Albert Bergamelli.

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Milano, quarant’anni dopo…

Milano, quarant’anni dopo…

lo sguardo di tre giovani studenti sull’Italia che ci circonda a 40 anni da Piazza Fontana

Milano, quarant’anni dopo, non è più la stessa. Noi non c’eravamo, ma lo capiamo che era tutta un’altra città. Sono le nostre impressioni, sono i racconti “dei grandi” a farci immaginare Piazza Duomo invasa da auto e taxi, gli studenti con l’eskimo e i capelli lunghi che in massa si avviano verso l’Università Statale. Anche Piazza Fontana è cambiata. Per noi è una tranquilla rotonda con panchine, dove sembra di non essere (quasi) a Milano.
Ma il 12 dicembre 1969, alle 16.37, l’Italia si è svegliata sotto una valanga di morti ed ancora oggi ci si interroga su perché, da quel giorno d’inverno, si sia dovuto fare i conti con la paura, con la morte, col dolore.

Per chi non studia storia, affrontare un capitolo tanto complesso e articolato e, per molti versi, ancora oscuro, può sembrare un mero esercizio teorico.
Ma quel giorno d’inverno si è proiettato, come le schegge assassine di quel pomeriggio, nel presente, lasciando dei segni indelebili.
Quarant’anni dopo l’esplosione, il Paese che così compatto aveva silenziosamente reagito a difesa della libertà, ci appare in inesorabile declino.

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