Storia di una mancata integrazione. Breve resoconto delle leggi sull’immigrazione.

Questa che vi proponiamo oggi è la prima di una serie di riflessioni sulle migrazioni. Vorremmo riuscire ad affrontare l’argomento da più punti di vista possibili, cercando di mostrare i mille aspetti e le mille sfaccettature di un argomento che viene troppo spesso trattato in modo superficiale…

E invitiamo tutti a partecipare, domani, 1 marzo 2010, allo sciopero degli stranieri!

Buona Lettura!

Italia: da paese di partenza a paese di arrivo.

L’Italia diviene paese di immigrazione solo in tempi relativamente recenti, cioè quando entra a far parte dei primi paesi industrializzati. Gli anni 60 vedono tassi di incremento del reddito fino al 6,8 %,  si realizza quello che ai più è noto come il miracolo economico italiano.

Da paese con un saldo migratorio negativo, l’Italia nel giro di un ventennio diviene la meta di migrazioni sempre più consistenti. All’inizio degli anni 70 il tasso migratorio incomincia a diventare positivo anche se di poche unità. Ha inizio così quell’incremento costante e progressivo che porterà il numero degli immigrati in Italia ad aumentare di oltre 30 volte dagli anni 70 ad ora. La politica delle “porte aperte” praticata dall’Italia negli anni 70, con una legislazione che sostanzialmente ignora il fenomeno migratorio, e il trend internazionale che promuove un sempre più consistente movimento di persone e capitali all’interno dell’economia mondiale, fanno si che il flusso di migranti in Italia cominci ad aumentare. L’Italia si trova inoltre in una posizione che, con il diffondersi del modello economico attuale che vede forti diversità tra nord e sud del mondo, è diventata cruciale, sottoposta a forti pressioni migratorie. Distesa nel mar Mediterraneo fa da ponte tra Africa ed Europa, tra primo e terzo mondo.

La prima legge sull’immigrazione, la Legge Foschi, è del 1986. Un testo di legge che non analizza il fenomeno migratorio nella sua interezza ma si limita a disciplinare le prestazioni del lavoratore straniero secondo una programmazione annuale dei flussi di ingresso. Nell’80 l’incremento di immigrati è stato del 45%, con una tendenza costante fino alle 400 mila unità nel 1984.La presenza di lavoratori stranieri sul territorio nazionale non può essere più ignorata. Dopo questo primo e incompleto tentativo di regolare il flusso migratorio nel 90 viene varata una nuova legge, legge Martelli, che va a completare alcune mancanze della legislazione precedente recependo le direttive internazionali sui richiedenti asilo e sui rifugiati.

Negli anni 90 nuovi eventi sul piano internazionale e sulle scenario geopolitico fanno aumentare il flusso di migranti diretti in Italia: la dissoluzione dell’ex Jugoslavia e la progressiva integrazione delle economie dei paesi dell’ex Unione Sovietica nel contesto comunitario europeo. Arrivano in Italia immigrati albanesi e successivamente migranti dall’est Europa che diverranno negli anni successivi la componente più consistente. Le leggi finora varate non consentono affatto una programmazione seria e precisa dei flussi migratori. La prassi che viene fin da ora inaugurata è quelle delle sanatorie e dei decreti legge; gli immigrati già presenti sul territorio e inseriti a livello lavorativo attraverso il lavoro nero vengono regolarizzati con sanatoria quinquennali di ampia portata. Negli anni 90 il dibattito sull’immigrazione si inasprisce a causa delle difficoltà economiche che il paese incontra e per l’instabilità politica dovuta alla dissoluzione dei vecchi partiti e a un rimescolamento generale sulla scena politica. Il contrasto all’immigrazione clandestina e la battaglia per preservare l’identità nazionale minacciata divengono temi del dibattito politico italiano attraverso l’uso spregiudicato che ne fa la Lega Nord partito che compare proprio in quegli anni e che ottiene voti cavalcando un diffuso malcontento verso la presenza straniera in Italia.

Nel 94, con il primo governo Berlusconi la Lega spinge perché venga emanato un decreto legge urgente in materia di immigrazione. Solo sotto il governo Dini ricattato proprio dalla Lega che minaccia di non votare la finanziaria per quell’anno, viene emanato il decreto che rimane l’unico provvedimento in materia fino all’avvento del governo Prodi.

Mosso  dalla necessità di adeguarsi al contesto europeo e dalla volontà di ratificare gli accordi di Schengen, il governo Prodi approva nel 1998 la legge Turco-Napolitano di fatto la prima legge organica in materia di immigrazione. Di nuovo l’immigrazione viene percepita come un fenomeno legato alla sicurezza e all’ordine pubblico e la regolarizzazione degli stranieri rimane sempre un cammino lento tra complesse pratiche burocratiche. Dobbiamo alla Turco-Napolitano l’introduzione dei Centri di Permanenza Temporanea, inizialmente luoghi di accoglienza che divengono poi luoghi di vera e propria detenzione al limite della legalità. Mentre i partiti di centro destra spingono per una svolta legalitaria e per un controllo capillare del fenomeno, molti partiti di sinistra non sanno bene come affrontare il tema dell’immigrazione illegale senza finire per ricalcare le proposte intransigenti del centro destra. Così il dibattito sull’immigrazione tende a divenire immobile e a fissarsi sulle proposte di modifica della Turco-Napolitano, sostanzialmente una legge completa ma ancora inadeguata al fenomeno italiano.

L’intensificarsi dei flussi porta tuttavia l’Italia ad essere sempre un passo indietro e non sapersi adeguare ad un fenomeno che ormai è diventato strutturale anche perché la presenza degli immigrati nel tessuto economico italiano è fondamentale. E’ di nuovo sotto la spinta della Lega che nel 2002 viene varata la Bossi-Fini che accentua in maniera consistente la precarietà dello straniero sul territorio italiano creando un iter burocratico lunghissimo e difficoltoso. Une legge che ha come effetto pratico, e lo possiamo valutare a distanza di qualche anno, di ridurre i diritti del lavoratore straniero sul territorio italiano rendendo difficile il processo di integrazione, di cui per altro non si fa cenno nel testo di legge. La normativa sull’immigrazione viene negli anni successivi integrata e ampliata da decreti leggi varati per la maggior parte sulla spinta emotiva di fatti di cronaca slegati da un ragionamento organico sui flussi migratori. L’ultimo del febbraio 2009 affronta il fenomeno migratorio solo dal punto di vista ristretto dell’ordine pubblico, istituendo il reato di immigrazione clandestina.La legislazione italiana in materia di immigrazione manca di organicità e risulta spesso inadeguata soprattutto per quanto riguarda l’integrazione e livello economico e sociale degli immigrati.

Il frequente ricorso e decreti legge e a sanatorie d’emergenza ha fatto in modo che le forze necessarie al sistema produttivo del paese facessero il loro ingresso nel sistema economico senza garantire loro una adeguata visibilità e diritti riconosciuti. Il lavoro nero rimane per molti aspetti lo sbocco obbligato di masse di lavoratori immigrati, ormai indispensabili per l’economia italiana, sommersa o scoperta, ma invisibili agli occhi delle istituzioni. In tempi di crisi economica la forza lavoro straniera subisce in gran parte i colpi di un sistema economico in recessione e fa da valvola di sfogo per tensioni latenti all’interno della società.

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UNA PICCOLA BIBLIOGRAFIA:

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– Einaudi Luca, Le politiche dell’immigrazione in Italia dall’Unità ad oggi, Laterza 2007

– Società geografica italiana, Atlante dell’immigrazione in Italia, Carocci 2008

– Barrocci Tiziana, Liberti Stefano, Lo stivale meticcio. L’immigrazione in Italia oggi, Carocci, 2004

– Bonifazi Corrado, L’immigrazione straniera in Italia, Il Mulino, 2007

– Caritas/Migrantes, Immigrazione. Dossier statistico, Idos 1991-2009

PER APPROFONDIRE:

Immigrazione non è uguale a criminalità, di Tito Boeri (tratto da lavoce.info)

A cura di Matteo Villa (La.p.s.u.s.)

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Martino Iniziato

Martino Iniziato

Laureato in scienze storiche presso l’università degli studi di Milano con una tesi su Ronald Reagan, ha imparato a fare siti internet quasi per gioco e lo ha trasformato in un quasi-lavoro. Un po' giornalista, un po' cameriere, un po' promotore d'eventi culturali è tra i fondatori dell'Associazione Lapsus e si rivede molto nella definizione springstiniana di "Jack of all trade": tuttofare. Tra le altre cose, è il curatore di questo sito per conto di Tanoma.it. Su twitter è @martinoiniziato

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