Il documentario

Un documentario per tentare di raccontare lo sviluppo del fenomeno criminale nella metropoli lombarda dagli anni 50 alla fine degli anni 80.

Un esperimento, un mettersi alla prova. Mostrare con le immagini le evoluzioni e le trasformazioni della malavità a Milano per studiare e diffondere un’idea: per studiare la contemporaneità, gli ultimi decenni della nostra storia, non possiamo continuare a ignorare un fenomeno complesso come quello criminale.

Da quella che veniva chiamata ligèra fino alla scomparsa delle bande criminali di Vallanzasca, Turatello e Epaminonda. La criminalità organizzata è ormai diventata parte integrante del tessuto sociale, economico e finanziario della nostra città. E come tale deve essere studiata.

Abbiamo provato a raccontare i passaggi che hanno portato alla situazione odierna.

1- La ligera

Alla fine della guerra Milano era una città in ginocchio. I bombardamenti avevano portato distruzione, fame e avevano distrutto famiglie e tessuto economico e sociale. Ma Milano era stata anche la capitale della Resistenza, della lotta di Liberazione, con tutte le speranze, le illusioni e le delusioni che questa aveva prodotto.
Da Milano cominciarono a mettersi in circolo le energie per la ricostruzione. Ma nel frattempo, bisognava arrangiarsi.

Fiorisce la ligèra. Furti negli appartamenti, piccole rapine, ricettazione. Chi non riesce a reinserirsi nel tessuto economico della città, chi non vuole passare la vita alla catena di montaggio è così che cerca di sopravvivere.

2- Arrivano i Marsigliesi

Ma intanto Milano cresce. Dopo la guerra ricomincia sempre più a correre, verso la crescita, verso lo sviluppo, verso la ricchezza. E con la città, anche la criminalità cresce, si abitua e si adatta alle nuove forme della metropoli. Uno stimolo importante lo porta un vento nuovo che soffia in città…un vento che parla francese…

È così che il modello di gangsterismo a bande tipico degli Stati Uniti anni 30-40 si trasfersice, via Marsiglia, a Milano. Il cinema in questo processo gioca un ruolo importante. Film come “Il favoloso colpo da 8” o “La rapina del secolo” affascinano le platee dei cinema di periferia, spesso si sente il pubblico esultare per la riuscita di un colpo.

Inoltre Marsiglia, e con lei tutta le Francia, diventano luoghi sempre meno accoglienti per i criminali, e diversi nomi del milieu marsigliese si trasferiscono in Italia. Su tutti, Albert Bergamelli.

3- La rapina di via Osoppo

Nascono diverse bande: la banda del Lunedì, la banda Dovunque, la banda Lutring.

Alcune specializzate nelle rapine in banca, le Dure; altre negli assalti alle gioiellerie, le Spaccate.

È giovedì 27 febbraio 1958, sono le nove e Milano è già sveglia da un pezzo. Per le strade si muovono tram, autobus, filobus, moto, camion, auto, furgoncini.
C’è n’è uno, un furgoncino, che è partito dalla sede centrale della banca popolare e sta passando tutte le trenta filiali della banca a Milano, una dopo l’altra, a ritirare i soldi.

Una data da ricordare, quella della rapina del secolo. Quel furgoncino verrà assaltato da una banda, che verrà ricordata come la banda delle tute blu o la banda di via Osoppo. Verrà svuotato di tutti i soldi e i titoli che conteneva.

Una data importante, perchè segna uno spartiacque. L’ultima rapina romantica. Poi, il boom economico e l’arrivo di nuovi protagonisti cambierà tutto.

4- Anni 60. Il decennio del disordine

A Milano allora c’era ancora la nebbia. Qui, in questa Milano che si alza presto la mattina e ha subito fretta di muoversi il dopoguerra è già finito da un pezzo, prima ancora che nel resto d’Italia, ed è cominciato il boom, il boom economico. Si costruisce dovunque, casermoni nelle periferie, grattaceli che convivono ancora con le vecchie case a ringhiera. La gente sfila davanti ai primi banconi dei supermercati e fa la coda in autostrada per i primi fine settimana al mare. C’è benessere, ma non per tutti. È in questo periodo che nascono le periferie, che subito si riempiono di immigrati che fanno fatica ad integrarsi e anche ad arrivare alla fine del mese…

Ed è in uno di questi quartieri-dormitorio, alla Barriera d Torino, che si forma la Banda Cavallero, quella che più di ogni altro è forse l’emblema del cambiamento e del disordine di quegli anni. Cambiamento che ha investito la vita quotidiana, dal tempo libero al lavoro, delle persone e che si è riflessa sulla malavita. Una malavita che ora spara e uccide.

La banda Cavallero è formata da Pietro Cavallero, un ex operio torinese, un intellettuale, il capo. Poi ci sono Sante Notarnicola, il suo braccio destro, Adriano Rovoletto, ex cantante nelle balere, e Donato Lopez, ancora minorenne. Vengono da Torino, sono giovani e sono arrabbiati. Parlano di comunismo e di rivoluzione. Dopo la guerra hanon visto alcuni arricchirsi e altri restare poveri, e allora dicono : “andiamo a prendere alla fonte ciò che la società del benessere non distribuisce”

Milano cambia rapidamente, e con lei la criminalità. Quelli non riescono a stare al passo con i tempi sono le forze dell’ordine. Si fatica a capire che non è più un’attività di sussistenza, ma una realtà sempre più articolata e inserita nello sviluppo della metropoli. La polizia combatte i criminali, non la criminalità.

5- La mafia a Milano

L’arrivo dei primi mafiosi nel capoluogo lombardo. Estradati dagli Stati Uniti arrivano Joe Adonis e Frank Coppola. Gli altri ce li manda lo stato. Fino alla fine degli anni 60, per tentare di sradicare la mafia dai suoi luoghi di appartenenza nel meridione, si mandavano al confino nelle grandi città del Nord i boss, credendo che questi, una volta trapiantati, non avessero più la possibilità di mantenere i contatti e i legami con le loro cosche di origine. Mai idea fu più sbagliata.

6- Milano. Città accogliente

Milano diventa sempre più accogliente. Il boom economico è clamoroso, i soldi girano in gran quantità, si costruisce dovunque, edilizia d’elite e sobborghi proletari: il mattone porta soldi! Le imprese assumono in continuazione, per l’arretrato meridione il Nord sembra la terra promessa. Il tessuto sociale è sempre più articolato e complesso, come la società, e la criminalità organizzata riesce sempre a stare al passo coi tempi, ormai è un ingranaggio ben oliato della metropoli e sempre più una costola della sua economia.

Negli anni 60 nascono i primi Night club. Il Morocco, il Number One. È qui che nasce la zona grigia della nostra città. È qui che si incontrano criminali e uomini d’affari, politici e mafiosi. Vengono per le donne, per la coca, e intanto ci si parla, ci si conosce.

E qui troviamo un altro punto di svolta della nostra storia. Da questo incontro nulla sarà più come prima. La criminalità diventerà non solo “un ingranaggio ben oliato”, ma un ingranaggio indispensabile per una città in rapida espansione, con una continua e infinita necessità di liquidità e ricchezza.

7- Anni 70. Il decennio del dolore

Se gli anni 60 si potrebbero definire il decennio del disordine, per via delle bande, delle rapine e delle grandi trasformazioni che attraversano l’intera società, compreso il mondo criminale; gli anni 70 divennero il decennio del dolore.

A Milano le sparatorie e le rapine divennero sempre più frequenti. Da una parte il clan Turatello dall’altra la banda di Renato Vallanzasca.

Nascono le bische, dove l’alta borghesia milanese poteva giocare d’azzardo senza dover andare a San Remo o a Campione.

E tra droga, esportazione di capitali, contrabbando internazionale, prostituzione, locali notturni e gioco d’azzardo stiamo per completare il nostro puzzle. Manca solo un tassello: i rapimenti.

Passare dai forzieri agli uomini-forziere fu un passo breve, ma importante.

Si può tentare di delineare un quadro che cerchi di connettere tutti gli elementi: L’incontro con la criminalità permette a industriali e finanzieri di arricchirsi con facilità, ma questi soldi devono essere nascosti o riciclati. Di qui la necessità di esportare i capitali nelle banche estere o di reinvestirli in affari più o meno loschi. Ma entrambe queste operazioni comportano un rischio: esporsi ai rapimenti. Esportare capitali illegalmente vuol dire far sapere che si possiedono grosse quantità di denaro.

8- Conclusione

La criminalità organizzata è un elemento imprescindibile della società italiana e di Milano in particolare.

Sparatorie, sequestri e rapine lasciano sempre più il campo a fenomeni meno visibili, sotterranei ma non per questo meno importanti.

La criminalità ormai è parte integrante del tessuto sociale e economico della metropoli lombarda, e come tale andrebbe studiata.

Abbiamo tralasciato tante cose: avremo potuto parlare anche della ‘Ndrangheta, della finanza collusa, ma abbiamo dovuto scegliere. Abbiamo cercato di dimostrare come i fenomeni criminale non possano essere considerati alla stregua di storie da romanzi noir, ma come invece siano un aspetto irrinunciabile per studiare a fondo lo sviluppo del mondo comtemporaneo.

La storia della criminalità milanese non finisce certo negli anni 70. Gli stravolgimenti della città negli anni 80, determineranno un nuovo contesto e nuovi modelli. Quello che è certo è che le origini degli eventi di questi anni, a partire da tangentopoli, sono nella storia che vi abbiamo raccontato.

Abbiamo voluto dedicare il nostro lavoro a Primo Moroni, senza il suo lavoro di recupero della memoria “sommersa” questo nostro video non avrebbe mai visto la luce.

PER APPROFONDIRE ULTERIORMENTE

Alcuni spunti pescati nella rete per approfondire alcuni dei temi afforntati:

BRUNO BRANCHER: un post pubblicato da indymedia lombardia in occasione della scomparsa di Bruno Brancher, uno dei protagonisti della ligera milanese (e non solo). In coda all’articolo un video realizzato qualche anno fa da studenti dell’Università Cattolica di Milano.

MALAMILANO: alcuni spezzoni dal dcoumentario “Malamilano. Dalla ligera alla criminalità organizzata”, realizzato da Tonino Curagi e Anna Gorio

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