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Storia e didattica: come insegnare la memoria nelle scuole

Mercoledì 1 febbraio 2017
Ore: 14:30
Presso Spazio contemporaneo Carlo Talamucci
Villa Visconti d’Aragona, via Dante 6 – Sesto San Giovanni (MI)

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All’interno delle iniziative organizzate dall’Assessorato alla cultura del Comune di Sesto San Giovanni per il Giorno della Memoria 2017, proponiamo una conferenza pubblica sul tema “Storia e didattica: la memoria nelle scuole oltre i testimoni”: partendo dalla nostra esperienza di lavoro nelle scuole medie e superiori dell’area milanese, cercheremo di proporre alcune riflessioni sviluppate sul fondamentale ruolo della didattica della Storia nella trasmissione e nella costruzione della memoria di eventi fondamentali, quale l’Olocausto, in un momento di passaggio in cui purtroppo le nuove generazioni avranno sempre meno la possibilità di conoscere testimoni del periodo e sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti.

Durante l’incontro interverranno:

Fabio Cereda, ex-docente di storia e filosofia in diverse scuole dell’area milanese
Elia Rosati, docente di storia e filosofia nei licei e collaboratore del Dipartimento di Studi Storici (Unimi)
Sara Troglio, dottoressa in Scienze storiche (Lapsus)

Invitiamo docenti delle scuole medie e superiori, operatori scolastici, studenti e cittadini mercoledì 1 febbraio alle ore 14,30 presso lo spazio Talamucci a Sesto San Giovanni.

Per saperne di più:
I nostri laboratori didattici per le scuole: http://www.laboratoriolapsus.it/didattica/
Per approfondire il tema, leggi l’articolo di Sara Troglio sul tema Memoria e didattica: appunti e riflessioni

Consulta il pieghevole con le altre iniziative in programma per il Giorno della Memoria 2017 a Sesto San Giovanni.

 

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IL PASSAGGIO DEL TESTIMONE. TRASMETTERE LA MEMORIA TRA GENERAZIONI

Mercoledì 19 ottobre | ore 18.00 | TAVOLA ROTONDA

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Sono intervenuti:
Gadi Luzzatto Voghera, storico, direttore Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC)
Bruno Maida, storico, autore di Il Mestiere della Memoria (Ombrecorte, 2014)
Sara Troglio, Lapsus – Laboratorio di Analisi Storica del Mondo Contemporaneo
Ha moderato Dario Venegoni, presidente nazionale ANED

Il dibattito si è svolto presso la Casa della Memoria di Milano, via Federico Confalonieri 14 nell’ambito dell’iniziativa promossa da ANED “Sopravvissuti. Ritratti, memorie, voci”.
Per ulteriori info: http://www.casadellamemoria.it/iniziative/1166-1166/

Sara Troglio  è intervenuta per conto dell’Associazione Lapsus con un contributo che parte dalla domanda: “Come dovrebbe svilupparsi una didattica della storia e del passaggio di memoria senza i testimoni?”

Ecco il video del dibattito:


Leggi l’articolo di Sara Troglio
Memoria e didattica: appunti e riflessioni

Tema e titolo dell’incontro, “Il passaggio del testimone. Trasmettere la memoria tra generazioni”, ci coinvolgono direttamente in quanto sono al centro delle riflessioni, delle domande e delle riflessioni che la nostra Associazione si pone.
Giocoforza per noi concentrarci sulle esperienze dei laboratori didattici a carattere storico che da circa sei anni abbiamo portato avanti con diversi istituti di scuole medie e superiori di Milano e hinterland. Si tratta di progetti didattici legati a differenti tematiche proprie della Storia contemporanea, ma tutti ugualmente focalizzati su una prospettiva interdisciplinare. In classe cerchiamo sempre di utilizzare ogni linguaggio e strumento, al fine di rendere più efficaci e stimolanti i contenuti, con una particolare enfasi sulla partecipazione attiva degli studenti attraverso un metodo collaborativo, laboratoriale e attraverso simulazioni didattiche.

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Imperialismo e desiderio: immagini e voci per dipingere l’Abissinia.

Etiopia 1935: Immaginario e miti guerrieri celarono gli eccidi compiuti dagli italiani in uniforme; dietro alle “Belle abissine” il fascismo cercò di nascondere la brutalità del regime semischiavile imposto agli etiopi e lo sfruttamento del lavoro di migliaia di operai italiani giunti in colonia per fame.
La parata delle gerarchie del Regno non spezzò mai la resistenza etiope e le enormi spese militari ebbero una conseguenza pesantissima: La bancarotta dell’Italia

L’attacco del Regime fascista all’Impero etiope nel settembre del 1935 fu il primo atto aggressivo di proporzioni rilevanti coinvolgente uno stato europeo dalla fine della grande guerra, segnando anche l’inizio di una escalation di conflittualità e tensioni nel vecchio continente, che, se certo non furono da esso provocate, lo contestualizzano all’interno di un sistema di “occasioni” e nuovi rapporti geopolitici che travalicano la pura volontà mussoliniana di “riportare l’impero sui colli di Roma”[1]. La campagna di Etiopia fu soprattutto l’ultima guerra coloniale tradizionalmente intesa nell’ultimo territorio rimasto indipendente del continente africano: “La guerra scatenata da Mussolini contro l’Etiopia è […] particolarmente importante proprio per il suo anacronismo; guerra coloniale “fuori tempo massimo”, ricadde sotto le nuove norme varate con la Convenzione di Ginevra del 1929”[2]. Guerra coloniale ma anche guerra nazionale, le operazioni in Etiopia conobbero una partecipazione non solo emotiva ma anche fattivamente entusiasta di vasti gruppi della società italiana[3], tanto da spingerci a definirla, come altri prima di noi[4], forse la più partecipata delle missioni compiute dal Regio Esercito.

Non a torto Vittorio Mussolini, figlio del duce, che con il fratello Bruno si arruolò volontario nell’Aeronautica, appena sbarcato a Massaua informa il lettore della sua memoria Voli sulle Ambe[5] che quello che brulica nelle strade e sui moli della città portuale è il più grosso esercito visto in Africa: certamente non lo fu, ma a molti italiani trovatisi nuovamente in grigioverde, seppur non condividevano con Vittorio l’illustre cognome e i vantaggi che gliene derivavano, la mobilitazione messa in piedi dal Regime dovette davvero apparire imponente. Il Regime volle che quest’impressione di potenza militare passasse anche ai civili, tanto che per la campagna venne predisposto un’ancora sconosciuto dispiegamento di mezzi cinematografici e fotografici: dodici operatori con tre registi più vari fotografi che contribuirono ad accumulare 4.000 fotografie e 40.000 di pellicola girata. “È come se […] il rapporto tra realtà e rappresentazione, tra evento e racconto, si invertisse. Qui sono infatti il racconto a produrre l’evento, la rappresentazione a determinare la realtà, l’invenzione a suggerire l’azione.”[6]

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L’articolo, che trovate interamente su medium, è stato scritto da Sara Troglio in occasione della proiezione del documentario If Only I Were That Warrior presso l’Università degli Studi di Milano.

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70° della Liberazione: ha senso cantare e ballare?

manifesto sfondo blu senza scrittaDanilo De Biasio, voce storica di Radio Popolare, con cui nella primavera del 2014 abbiamo realizzato il progetto “Autista moravo“, in occasione del 100° anniversario della Grande Guerra, risponde all’articolo del nostro Elio Catania, dedicato al 70° della Liberazione ed alla “memoria pulita”. Ringraziamo Danilo per l’attenzione dimostrataci e auspichiamo arrivino preso altri contributi. Buona lettura!

Di Danilo De Biasio, Radio Popolare. Dal 25 aprile mi domando cosa ha permesso la riuscita di un’iniziativa come #liberidiballare, una serata di ballo – come fece il primo sindaco della Milano liberata dai nazifascisti – organizzata da Radio Popolare, Anpi, Arci e Insmli. Giuro che non è uno spot, ma una domanda che riguarda profondamente il tema che giustamente pone Elio Catania: è possibile ricostruire la storia (recente) di una nazione senza cadere in forme di revisionismo o di sterilizzazione? La mia risposta è sì,si può fare.

Quando nel settembre 2014 ho cominciato a proporre ai dirigenti di Radiopop l’idea di Radio Milano Liberata (la trasmissione che ha partorito l’iniziativa #liberidiballare) ho pensato fosse giusto partire proprio da quello che Elio Catania nomina come pericolo: “l’elemento umano e individuale tanto di moda“. Il rischio – dice – è “un grande carnevale”. Ma credo sia un rischio da affrontare, se non si vuole affidare alle solite star della divulgazione il compito di tramandarci la storia.

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Il 70° della Liberazione e la “memoria pulita”

memoriaIn queste settimane si sono svolte in tutto il paese e a tutti i livelli (istituzionali, società civile, organizzazioni politiche) iniziative e celebrazioni in occasione dei 70 anni della Liberazione, con apice ovviamente nella giornata di sabato 25 aprile. Ad ascoltare i discorsi di questi giorni e i loro contenuti è emersa una strana sensazione ed una strana nostalgia: quasi ci fosse la consapevolezza diffusa che questo decennale potrebbe essere l’ultimo con i combattenti dell’epoca, quasi che i 70 anni sanciscano definitivamente il famoso <<passaggio di consegne>>.

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Opporsi al negazionismo | Un dibattito necessario tra filosofi, giuristi e storici

Mercoledì 7 maggio 2014
14.30, Sala Lauree
Facoltà di Scienze Politiche
Via Conservatorio 7, Milano

Presentazione e discussione del libro

Opporsi al negazionismo
Un dibattito necessario tra filosofi, giuristi e storici

a cura di Francesca R. Recchia Luciani e Luciano Patruno

ne parlano

Prof. Francesca Romana Recchia Luciani (co-curatrice), docente di Storia della Filosofia presso l’Università degli studi di Bari

Prof. Marco Cuzzi, docente di Storia Contemporanea presso l’Università degli studi di Milano

Emanuele Edallo, Rete universitaria per il Giorno della Memoria

Stefano Gatti, Osservatorio sull’Antisemitismo, CDEC, Milano

Scarica la scheda del libro

Sono trascorsi quasi settant’anni dalla Liberazione e dalla chiusura dei Lager, testimonianza diretta dell’infernale macchina genocidaria nazista, eppure trovano eco crescente le teorie negazioniste che contestano l’esistenza dello sterminio di massa della popolazione ebraica e non solo, minando al contempo la memoria delle vittime e la verità storica. Questo libro articola una discussione tra filosofi, giuristi e storici che condividono il bisogno di contrastare risorgenti teorie negazioniste e revisioniste interrogandosi sugli strumenti culturali, politici e giuridici più opportuni per contrastarle nelle attuali condizioni storiche. Le tesi degli autori sono destinate ad alimentare un fondamentale dibattito pubblico su questo tema, tanto più indispensabile e urgente in Italia dal momento che lo scorso ottobre è stato presentato un disegno di legge bipartisan volto a introdurre il reato di negazionismo anche nel nostro ordinamento che a breve ritornerà in discussione in Parlamento. In questo volume, per la prima volta nel nostro Paese, si affronta con un approccio interdisciplinare (dalla filosofia al diritto, dalla storia contemporanea agli studi islamici e alla storia dell’arte) e attraverso una pluralità di visioni metodologiche ed epistemologiche la questione del negazionismo con l’obiettivo di arginare la subcultura di cui è portatore facendo leva non solo su un’accresciuta consapevolezza politica e culturale condivisa, ma anche su una necessaria strumentazione giuridica.

Il video dell’iniziativa!

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Su “Romanzo di una strage”: il pacto de l’olvido, la ricostruzione storica e la memoria consegnata al futuro

Scriviamo queste considerazioni dopo aver visto il film di Marco Tullio Giordana, “Romanzo di una strage”. Nonostante sia nelle sale da poche settimane si è già detto molto, chi in termini positivi, chi critici, e non poteva che essere così: in Italia, raccontare una storia come quella di Piazza fontana, suscita necessariamente clamore, nel bene e nel male.
Il punto principale su cui ci vogliamo concentrare è il seguente: nel momento in cui si decide di costruire una narrazione cinematografica ispirata a fatti realmente accaduti, cruciali nella storia del nostro paese, si deve essere consapevoli che si sta contribuendo a formare la vulgata che poi si radicherà nell’opinione pubblica (considerando anche la stragrande maggioranza dei potenziali spettatori, non informati sui fatti, anzi spesso, nel caso dei più giovani, per lo più ignari di quelle vicende).

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