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La composizione del reddito in Italia
30 novembre 2011
di Lamberto Aliberti
Il mondo vede un crescente inarrestabile enorme divario nella ricchezza fra le persone.
La prima puntata: Ce ne importa?
La seconda puntata: Italy vs. US benchmark
La terza puntata: Italia: storia della distribuzione del reddito
La domanda. Come si forma, nel nostro paese, il reddito delle classi ricche, di quel 10%, posto ai vertici della classifica, costruita secondo i criteri della fonte principale di questo studio, citata nel primo articolo di questa serie? Ne osserveremo le dinamiche dal 1976 al 2004. Staremo sui valori assoluti, espressi in euro, a prezzi costanti (2004). Maggiori dettagli si possono trovare nell’allegato “Italia reddito fattori”, presentazione in slides, che permette di scendere in profondità, soprattutto sulle dinamiche, attraverso numeri e diagrammi.
Poca statistica per leggere le dinamiche dei segmenti di reddito, seconda parte
28 Dicembre 2011
di Lamberto Aliberti
La prima puntata: Ce ne importa?
La seconda puntata: Italy vs. US benchmark
La terza puntata: Italia: storia della distribuzione del reddito
La quarta puntata: La composizione del reddito
La quinta puntata: Poca statistica per leggere le dinamiche dei segmenti di reddito, prima parte
Richiamo. Questo articolo è il gemello del precedente (Poca statistica per leggere le dinamiche dei segmenti di reddito), cui facciamo rinvio per le definizioni generali, significato e piano di lavoro.
Il PIL (Prodotto Interno Lordo). È assurto a paradigma di tutte le fortune e disgrazie dell’economia. Vogliamo ricordarci cosa lo compone? La somma dei beni e servizi prodotti, in un certo periodo, anno di norma, all’interno di un Paese, espressa in valore. Vi si conteggiano quindi consumi finali, investimenti e il saldo di esportazioni meno importazioni. Si escludono consumi intermedi, che le aziende comperano da terzi e trasformano in prodotto finito. In questo modo lo si può anche considerare pari a tutto il valore aggiunto del paese (differenza della produzione in valore rispetto ai prodotti impiegati). Il PIL somma le quantità prodotte per il prezzo di mercato del periodo. Lo si definisce nominale. Se lo dividiamo per la variazione del prezzo (detta deflazionatore, in quanto annulla l’effetto dell’inflazione) rispetto al periodo precedente, otteniamo il PIL reale. Si parla anche di PIL a prezzi correnti (attuali), nel primo caso, o costanti (grafico), nel secondo.








