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Diffusione Partecipata.

Quest’estate insieme a una banda capitanata da Zona K e formata da noi, Stratagemmi/Prospettive teatrali e Stanze (grazie a Teatro Alkaest), abbiamo vinto il bando Cariplo – Partecipazione Culturale. Si tratta di un percorso multidisciplinare e sfaccettato che vede collaborare queste quattro diverse realtà, ognuna con la sua anima e le sue discipline, allo scopo di aumentare la partecipazione delle fasce più giovani della popolazione milanese alla vita culturale. All’interno del gruppo, Lapsus ha strutturato il suo intervento tenendo assieme alcuni degli scopi che più ci stanno a cuore.

Il progetto prevede ampio spazio per la formazione: una parte, dedicata agli studenti universitari, affidata a Stratagemmi, l’altra a Lapsus. Protagonisti, più che spettatori, sono i ragazzi e le ragazze di una terza superiore in alternanza scuola lavoro. Va detto che non amiamo l’alternanza e proprio per questo abbiamo cercato di costruire un progetto che potesse offrire delle reali prospettive di apertura sul mondo culturale, sia dal punto di vista formativo che professionale, fuori dalle logiche di sfruttamento del lavoro gratuito degli studenti.

Sara Troglio introduce l’iniziativa HATE RADIO. Teatro, storia e media.
Didattica della storia

La classe viene coinvolta in un percorso di 90 ore, articolato su più di un anno: si parte adesso e si finirà a dicembre 2019, seguendo lo sviluppo dei focus tematici di Zona K. Per Lapsus la possibilità di progettare un’attività didattica continuativa per un monte ore così ampio è un’occasione preziosa per sperimentare metodi didattici più efficaci sulla “lunga durata”, al di fuori dei soliti laboratori da poche ore, e per mettere alla prova i nostri metodi di simulazione didattica / didattica ludica.
La visione degli spettacoli sarà sempre accompagnata da laboratori di approfondimento che ne esplorano argomenti e modalità di realizzazione, anche confrontandosi con chi lavora “dentro” al teatro. La contestualizzazione storica degli argomenti degli spettacoli parte sempre dal presente, coerentemente con la nostra caratteristica impostazione didattica e divulgativa.

La storia per processi

Le quattro parole su cui ci concentreremo (MEDIA, MONEY, POLITICS e ECOLOGY) ci permetteranno di partire da temi stringenti del presente, approfondirne il senso, le cause, le interpretazioni e le trasformazioni nel corso della storia contemporanea e infine di portare avanti un ragionamento critico su come questi possano influire sul nostro futuro. Per questo da sempre consideriamo limitante la storia evenemenziale, preferendo al suo posto la storia per processi perché questa procede attraverso una transizione continua, in cui “fenomeni ed eventi, motivazioni e accidentalità, fattori ambientali e umani, contrasti e coincidenze si intrecciano, si urtano, rimbalzano, si deformano, scompaiono e riappaiono, influenzati da rapporti di causalità, come dalle perturbazioni della causalità e si attuano secondo svolgimenti previsti e imprevedibili.” (R. Dondarini)

Gli spettacoli diventano così la “messa a terra” di un discorso più ampio che porti a una maggiore riflessione critica, a una diversa lettura di quanto si apprende nella quotidianità e – perché no? – a una consapevolezza diversa delle proprie possibilità. L’obiettivo è che questa esperienza possa essere da stimolo per una presa di coscienza politica nel senso ampio del termine, inteso sia come impegno responsabile nel contesto di una comunità sia come partecipazione attiva.

Prova generale dello spettacolo Hate Radio, a cui abbiamo assistito insieme alla classe coinvolta nel progetto.
Coinvolgimento reale del pubblico. Da passivo ad attivo e propositivo

Per tutta la durata del percorso i ragazzi e le ragazze saranno coinvolti nella realizzazione di un progetto di comunicazione culturale. Sarà possibile realizzare interviste ai registi, performers, producers, maestranze tecniche, scenografi, artisti, lavoratori della cultura, ecc. per capire meglio come funziona l’industria culturale e come trovare le parole giuste per raccontarla a chi non lo sa. Tutte le informazioni raccolte saranno convogliate in un prodotto concordato con la classe, che potrà assumere varie forme, anche combinate tra loro (es. elaborati artistici, performance, mini-documentari, ecc.) con lo scopo di diventare protagonisti della formazione del pubblico culturale. Il tentativo è quello di creare un processo circolare tra formazione, partecipazione e restituzione pubblica dell’esperienza.

Multidisciplinarietà

Lapsus è un laboratorio, non solo perché ci piace la parola. Fin dalla nostra nascita come collettivo abbiamo sempre puntato ad una divulgazione il più accessibile e partecipativa possibile, sperimentando metodi e approcci diversi e lavorando a stretto contatto con linguaggi e professionalità differenti dalla nostra. Lo scopo è come sempre aggiungere complessità alla storia, con mezzi e strumenti diversi. Per questo siamo felici di poter collaborare con chi nella vita si occupa di altro – come in questo caso il produttore teatrale, l’attore, il critico, il regista, l’insegnante, il social media manager – ma che, come noi, lavorando con attenzione e sensibilità verso il presente non riesce a non evocare il passato.

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/De·por·ta·zió·ne/

Mario Candotto, Ennio Trivellin, Vera Michelin Salomon e Bruno Bertoldi.
Ascolta le loro storie qui: http://bit.ly/2yPc4wc

Trasferimento coatto di un prigioniero, privato dei diritti politici e civili, verso un luogo detentivo relegato in un territorio lontano dalla madrepatria.

Circa 40mila persone hanno subito questa sorte tra il 1943 e il 1945, partendo dall’Italia e, dopo viaggi estenuanti, approdando infine nei lager del Terzo Reich.

Privati degli affetti, del proprio nome e della dignità, furono trattati alla stregua di merce. Considerati nemici, traditori, minacce, “feccia”, “zavorre”, “degenerati” o “di razza inferiore”.

Insieme ad ANED abbiamo ideato un corso online per raccontarne le tante e diverse storie.

Leonardo Zanchi, Vicepresidente Aned Bergamo, è tra i volti del videocorso.

Un corso aperto a tutti, che unisce la memoria di chi quegli eventi li ha vissuti sulla propria pelle e la storia complessa e articolata dell’Europa hitleriana, affiancando videolezioni di taglio storico alle testimonianze dei sopravvissuti.

Partendo dal contesto internazionale ed europeo, si affronteranno i meccanismi che hanno permesso l’ascesa e il consolidamento di nazismo e fascismo, con particolare enfasi su come è stato possibile per questi movimenti, nati nelle piazze e che parlavano alle pance della gente, creare consenso e trasformarsi in dittature istituzionalizzate.

Attraverseremo il complesso sistema dei lager, la pianificazione massificata delle deportazioni, la classificazione delle categorie “indesiderate” e lo sfruttamento schiavile degli internati. Ma si parlerà anche delle conseguenze sull’oggi, dei “canali della continuità” (come ci insegna Claudio Pavone) tra le istituzioni fasciste e il dopoguerra, si metterà ordine tra fenomeni come negazionismo, neo-negazionismo, revisionismi e post-antifascismo.

Abbiamo cercato di costruire questo corso secondo il nostro metodo didattico: usando tanti materiali multimediali (mappe, infografiche, video, documenti, glossari, bibliografie) per permettere un approfondimento ricco e diversificato;  e, come sempre, a un approccio evenemenziale abbiamo preferito l’attenzione ai processi di trasformazione, alle continuità e alle rotture, ai fenomeni di lungo corso, animati dalla convinzione, che ci ha insegnato il maestro Marc Bloch, fucilato dai nazisti nel 1944, che “l’incomprensione del presente cresce fatalmente dall’ignoranza del passato”.

Il corso sta iniziando adesso la sua fase di lavorazione finale e sarà disponibile online gratuitamente nei prossimi mesi sulla piattaforma WeSchool.

“Uomini mossi da una collera cieca e brutale, ma autentica, avevano incendiato e fucilato; ciò che premeva loro era ormai conservare una fede assolutamente certa sull’esistenza di “atrocità”, che, sole, potevano dare al loro furore un’apparenza di equità; si può supporre che la maggior parte di loro sarebbe inorridita, se avesse dovuto riconoscere la profonda assurdità del terrore panico che li aveva spinti a commettere tante azioni orrende; ma essi non riconobbero mai nulla di simile. Ancora oggi i tedeschi sono in massa probabilmente convinti che moltissimi loro soldati sono caduti vittime degli agguati belgi: convinzione tanto più incrollabile in quanto si sottrae ad ogni esame. Si crede facilmente a ciò a cui si ha bisogno di credere. Una leggenda che ha ispirato azioni clamorose, e soprattutto azioni crudeli, è sul punto di diventare indistruttibile.”
Marc Bloch, La guerra e le false notizie

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Scuola Aiso “IL ’68 E LA DIGITAL ORAL HISTORY”

Il 10 e l’11 ottobre si è tenuta una scuola Aiso (Associazione Italiana di Storia Orale) a cui abbiamo deciso di partecipare come Lapsus. Il tema era “il ’68 e la digital oral history”, che ci sembrava un interessante punto di partenza per tante riflessioni tra storia e memoria.

Dopo due anni di raccolta di interviste per l’IBCC Digital Archive e per l’ANED, oltre che per il progetto Sopra il Vostro Settembre, ci siamo trovati a mettere in pratica approcci diversi; confrontandoci tra di noi è emersa quindi la volontà di partecipare ad un momento formativo per confrontarci con altri ricercatori e ricercatrici che stanno compiendo lavori di storia orale e di esplorare le linee guida di un’associazione che ad oggi è un importante riferimento nazionale.

La due giorni, impostata in modo seminariale, ha previsto una parte generale di introduzione ai metodi della storia orale e una parte più focalizzata sul tema del ‘68. Per i tanti e interessanti temi emersi, abbiamo pensato di condividere un resoconto della nostra esperienza.

Giorno 1. Location: Base (Milano)

Mattino

Il primo impatto ci ha lasciati piacevolmente stupiti. La composizione dei partecipanti è davvero variegata per genere, età, formazione e attività svolta. Ci sono ricercatori e ricercatrici più o meno esperti/e e più o meno strutturati/e, giovani dottorandi/e, insegnanti e presidi, ex partecipanti alla stagione del Sessantotto, attivisti/e ed entusiasti autodidatti.

Questo paesaggio umano variopinto non è scontato nell’ambito storico. In qualche modo ci siamo sentiti subito in un ambiente dinamico e per nulla “ingessato”, dove non passava la percezione di parlare solo “alla propria crew”.

La mattinata è dedicata ad un’introduzione generale sulla storia orale con un intervento di apertura di Alessandro Casellato, nuovo presidente dell’AISO, seguito da quello di Giovanni Contini, suo predecessore. Per quanto fossimo già introdotti alla disciplina, abbiamo trovato interessanti le sintesi proposte dai relatori, che hanno puntato alla dimensione operativa della storia orale, fornendo utili linee guida per la realizzazione delle interviste e delle ricerche.

Tra le tante suggestioni, una in particolare ci ha colpiti perché vicina alle questioni che abbiamo incontrato nel nostro percorso di ricerca e che schematizza le problematiche relative alla formazione della memoria collettiva.

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Siglato un Memorandum of Understanding tra Lapsus e University of Lincoln

Nella foto (da sinistra): Greta Fedele (Lapsus), Erica Picco (Lapsus), Dan Ellin (IBCC 
archive and exhibition curator), Zeno Gaiaschi (Lapsus) e Heather Hughes (Head of IBCC Digital Archive).

Lapsus ha recentemente firmato un formale Memorandum of Understanding con l’Università di Lincoln (UK), atto che costituisce il primo riconoscimento ufficiale dell’Associazione da parte di un’università straniera. L’ateneo di Lincoln si trova attualmente alla ventiduesima posizione su 121 atenei britannici (The Guardian University League Tables 2019) ed è al massimo livello del Teaching Excellence Framework britannico per qualità dell’insegnamento e prospettive occupazionali dei suoi diplomati.

L’accordo sancisce l’intenzione di lavorare a future iniziative di comune interesse nel campo della public history mediante progetti condivisi ed altre attività. L’ateneo è infatti partner del Lincolnshire Bomber Command Memorial Trust nella realizzazione dell’ International Bomber Command Centre (IBCC), un moderno museo narrativo che esplora la controversa memoria storica di quanti si sono trovati coinvolti nella guerra di bombardamento nel teatro europeo. Cinque membri di Lapsus hanno partecipato inizialmente come intervistatori ma la collaborazione è divenuta via via più strutturata fino alla firma di un documento formale.

Il Dr Dan Ellin, International Bomber Command Centre archive and exhibition curator, ha così commentato la firma del memorandum:

What Lapsus has delivered is outstanding in terms of quality and quantity. Interviews with Italian bombing survivors have given a more balanced coverage to our archive and exhibition – this help users and visitors to understand the moral and ethical complexity of the bombing war. We are delighted to work with them.

[Ciò che Lapsus ha prodotto spicca per qualità e quantità. Le loro interviste con con italiani che sono trovati sotto le bombe alleate hanno dato una prospettiva più equilibrata all’archivio ed alla mostra: ciò aiuta utenti e visitatori a comprendere la complessità delle questioni etiche morali sulla guerra di bombardamento. Siamo felicissimi di poter lavorare con loro.]

Inutile dire che siamo orgogliosi ed entusiasti di questo risultato.

Per approfondire la storia del progetto e il contributo di Lapsus, continua a leggere qui.

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International Bomber Command Centre. Un museo e un archivio digitale per una memoria “difficile”.

Nel 2015, a settant’anni dalla fine della guerra, l’arcivescovo di Canterbury ha chiesto scusa pubblicamente per il bombardamento di Dresda (13-15 febbraio 1945) che causò tra le 25mila e le 40mila vittime civili. Durante la commemorazione dell’evento ha dichiarato: 

“Settant’anni fa le nostre nazioni e popoli erano in guerra. Per tre giorni in Febbraio i bombardieri alleati portarono morte e distruzione su una scala e con una ferocia impossibili da immaginare. […] Nella rabbia della guerra i nostri cuori inevitabilmente si induriscono e una forza sempre più brutale e devastante viene sprigionata. […] Questo è il raid più controverso della campagna di bombardamento alleata ed è oggetto di ampio dibattito. […] In ogni caso, l’evento che si svolse qui settant’anni fa lascia una ferita profonda e affievolisce tutta la nostra umanità. […] Così, come seguace di Gesù, io sono qui tra voi con un sentimento intenso di pentimento e profondo dolore.”

Queste parole hanno suscitato grande dibattito nel Regno Unito. In particolare, nessuno prima di allora aveva mai chiesto pubblicamente scusa per un atto che, secondo la narrazione pubblica inglese, era non solo necessario ma anche “giusto”. 
L’arcivescovo ha così subito pesanti critiche da parte del mondo politico, accademico e dell’opinione pubblica inglese, riaccendendo un focolaio mai sopito. 
“Scusarsi per aver sconfitto Hitler è quantomeno bizzarro.” “l’ultima cosa che dovremmo fare è chiedere scusa. Dovremmo essere elogiati per aver sconfitto Hitler.” “Winston Churchill pensava che il bombardamento di Dresda fosse andato troppo oltre. Tuttavia non avrebbe mai pensato di scusarsi per questo.” “Quelle parole sono un insulto ai giovani uomini che hanno dato la vita nella sconfitta della Germania” sono solo alcuni dei commenti alla dichiarazione dell’arcivescovo, segno di una memoria che fatica ad uscire dal registro celebrativo.

Dresda, le macerie dopo il bombardamento. Sulla città vennero scaricate oltre 3000 tonnellate di esplosivo.

Nel discorso pubblico inglese infatti la Seconda guerra mondiale è narrata come: una “guerra giusta”, perché combattuta contro un nemico, il Nazismo, considerato assoluto e “non voluta”, perché nata in seguito all’aggressività tedesca; una guerra combattuta secondo mezzi leciti, seguendo le regole del “fair play” in opposizione alle atrocità perpetrate dai nazisti; una bella storia da raccontare, perché unisce la nazione.

Da questa narrazione tuttavia è escluso il punto di vista dei civili bombardati durante le operazioni aeree, che rappresentano un elemento problematico.

Da questo contesto nasce il progetto di raccontare questa storia con un diverso approccio. Durante la Seconda guerra mondiale dal Lincolnshire in particolare partivano i bombardieri inglesi diretti nei punti nevralgici della Germania, dell’Italia e nei territori occupati dai nazisti. Oggi nella città di Lincoln ha sede l’International Bomber Command Centre, un museo e memoriale che si pone l’obiettivo di raccontare una storia più sfaccettata, anche attraverso le testimonianze dei civili vittime dei bombardamenti alleati, raccolte in tutta Europa e digitalizzate in un grande archivio gratuito. Lapsus sta contribuendo alla raccolta di queste testimonianze, che ora sono conservate nell’IBCC Digital Archive.
La sfida è la riconciliazione di una memoria problematica: tenere insieme le testimonianze di chi bombardava e chi veniva bombardato, con lo scopo di cogliere le infinite e più complesse sfumature di un evento storico che ha inciso su milioni di vite umane.

IL NOSTRO CONTRIBUTO PER L’IBCC

Per due anni abbiamo collaborato con l’International Bomber Command Centre e alla vigilia dell’inaugurazione dell’archivio, in cui saremo presenti il 5 settembre, vogliamo raccontarvi questo viaggio fatto di ricerca e di incontri.

Dall’inizio del progetto abbiamo raccolto circa 30 interviste, realizzate applicando le metodologie della storia orale, volte ad ottenere testimonianze libere, non influenzate dalle domande dello storico. 
Dietro ognuna di esse però c’è un volto, un nome, dei ricordi che riemergono dopo 80 anni di vita vissuta. 
Dietro ognuna di esse c’è un incontro: fra noi e una persona, ormai anziana, vissuta sotto i bombardamenti Alleati in Italia, che ha voluto raccontarci la sua storia, per aiutarci a costruire questo grande archivio della nostra Storia.
E così, fra caffè e vecchi salotti, abbiamo visto queste persone ricostruire un mondo lontano, fatto di cortili popolari e licei del centro, di lavoro in fabbrica e di fame. 
Sono riemerse figure vivide: fratelli non più tornati da Stalingrado, vicini di casa fascistissimi, nonne partite su un treno per il Reich, amicizie d’infanzia e zii partigiani. 
Ci sono state affidate le memorie di notti tremende spese nei rifugi antiaereo, di pomeriggi passati nascosti nei fossi dei campi, di ritorni a casa, con la paura di trovarla distrutta. Scene drammatiche che spesso però hanno lasciato il posto a momenti di risa, quando gli intervistati ricordavano con nostalgia i piccoli scherzi fra bambini e le corse in bicicletta sotto i razzi: sciocche prove di abilità di una infanzia cresciuta nel mito dittatoriale della violenza e trovatasi catapultata nella Seconda Guerra Mondiale.
Ora che l’archivio sta per esser ultimato, ognuna di queste memorie verrà unita a molte altre, creando un mosaico sfaccettato di voci e sguardi che travalicherà la sola conservazione storica, provando a fornire uno strumento che possa far emergere contesti e azioni, scelte e casualità che creano e ricreano la Storia.

IL 5 SETTEMBRE SAREMO A LINCOLN

Il 5 settembre prossimo saremo alla University of Lincoln, tra gli ospiti della conferenza Heritage Dot. Sarà l’occasione per inaugurare ufficialmente l’archivio digitale e raccontare la nostra esperienza come ricercatori e intervistatori.

Scarica qua il comunicato stampa

L’International Bomber Command Centre (Lincoln)
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Imperialismo e desiderio: immagini e voci per dipingere l’Abissinia.

Etiopia 1935: Immaginario e miti guerrieri celarono gli eccidi compiuti dagli italiani in uniforme; dietro alle “Belle abissine” il fascismo cercò di nascondere la brutalità del regime semischiavile imposto agli etiopi e lo sfruttamento del lavoro di migliaia di operai italiani giunti in colonia per fame.
La parata delle gerarchie del Regno non spezzò mai la resistenza etiope e le enormi spese militari ebbero una conseguenza pesantissima: La bancarotta dell’Italia

L’attacco del Regime fascista all’Impero etiope nel settembre del 1935 fu il primo atto aggressivo di proporzioni rilevanti coinvolgente uno stato europeo dalla fine della grande guerra, segnando anche l’inizio di una escalation di conflittualità e tensioni nel vecchio continente, che, se certo non furono da esso provocate, lo contestualizzano all’interno di un sistema di “occasioni” e nuovi rapporti geopolitici che travalicano la pura volontà mussoliniana di “riportare l’impero sui colli di Roma”[1]. La campagna di Etiopia fu soprattutto l’ultima guerra coloniale tradizionalmente intesa nell’ultimo territorio rimasto indipendente del continente africano: “La guerra scatenata da Mussolini contro l’Etiopia è […] particolarmente importante proprio per il suo anacronismo; guerra coloniale “fuori tempo massimo”, ricadde sotto le nuove norme varate con la Convenzione di Ginevra del 1929”[2]. Guerra coloniale ma anche guerra nazionale, le operazioni in Etiopia conobbero una partecipazione non solo emotiva ma anche fattivamente entusiasta di vasti gruppi della società italiana[3], tanto da spingerci a definirla, come altri prima di noi[4], forse la più partecipata delle missioni compiute dal Regio Esercito.

Non a torto Vittorio Mussolini, figlio del duce, che con il fratello Bruno si arruolò volontario nell’Aeronautica, appena sbarcato a Massaua informa il lettore della sua memoria Voli sulle Ambe[5] che quello che brulica nelle strade e sui moli della città portuale è il più grosso esercito visto in Africa: certamente non lo fu, ma a molti italiani trovatisi nuovamente in grigioverde, seppur non condividevano con Vittorio l’illustre cognome e i vantaggi che gliene derivavano, la mobilitazione messa in piedi dal Regime dovette davvero apparire imponente. Il Regime volle che quest’impressione di potenza militare passasse anche ai civili, tanto che per la campagna venne predisposto un’ancora sconosciuto dispiegamento di mezzi cinematografici e fotografici: dodici operatori con tre registi più vari fotografi che contribuirono ad accumulare 4.000 fotografie e 40.000 di pellicola girata. “È come se […] il rapporto tra realtà e rappresentazione, tra evento e racconto, si invertisse. Qui sono infatti il racconto a produrre l’evento, la rappresentazione a determinare la realtà, l’invenzione a suggerire l’azione.”[6]

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L’articolo, che trovate interamente su medium, è stato scritto da Sara Troglio in occasione della proiezione del documentario If Only I Were That Warrior presso l’Università degli Studi di Milano.

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“Scorci di una vita «a destra»”: Ciro Dovizio per Historia Magistra

staitiScorci di una vita «a destra»: il MSI, Milano e gli anni roventi di San Babila. Dialogo con Tomaso Staiti di Cuddia delle Chiuse.” È questo il titolo del saggio-interivista curato dal nostro Ciro Dovizio per il numero 17-2015 della rivista Historia Magistra, diretta dal Prof. Angelo D’Orsi. Congratulazioni a Ciro e buona lettura a chi vorrà sostenere la rivista!

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