Lezione 6: “potenza e problemi delle autobiografie. Chi si nasconde dietro ogni libro?”

Venerdì 26 novembre 2010, 10.30 aula 32, via Mercalli 23

Relatore: Professor Alfredo Canavero, Università degli Studi di Milano

Profilo del relatore

Trascrizione della lezione.

In Italia le autobiografie di uomini politici non sono un genere molto frequentato. Si trova qualcosa per la fine dell’ottocento e gli inizi del novecento, come per esempio l’autobiografia di Giolitti; ci sono biografie scritte da parenti o amici anche se molte volte si ha l’impressione che il parente sia un prestanome o comunque colui che mette in forma letteraria la vita del personaggio, per esempio la biografia di Crispi scritta dal nipote; poi abbiamo pochissimo altro.

Un po’ più frequentato invece è il campo della diaristica. I diari sono delle fonti importanti, ma bisogna utilizzarli con molta cautela. I diari possono essere di vario tipo:

1.Diari scritti per uso personale senza pensare a una pubblicazione vicina o lontana che sia. Sono cioè quei diari pensati per l’autore stesso che deve tenere memoria di quello che ha detto o fatto o di cui è stato testimone. Questo tipo di elaborato è abbastanza attendibile, anche se bisogna tener presente che se scritto in tempi lontani da quando l’evento narrato è effettivamente avvenuto subentra la memoria che tende a modificare l’episodio passato alla luce di quello che è avvenuto dopo.

2.Diari scritti con la consapevolezza che prima o poi diventeranno pubblici. Ad esempio i diari di Giulio Andreotti e di Pietro Nenni. I diari di Nenni lasciano molto perplessi perché su alcuni argomenti, su cui ci si aspetterebbe la nota del politico perché sappiamo da altre fonti che vi era implicato, invece non si trova niente, mentre si trovano una serie di indicazioni che non hanno alcuna importanza dal punto di vista della ricostruzione storica e che fanno sì che i diari diventino diari intimistici riguardanti la vita privata del personaggio. Sorgono così dei dubbi: è Nenni che praticava una sorta di autocensura perché sapeva che prima o poi sarebbero stati pubblicati? Oppure è il curatore dei diari che ha operato questo?

I diari di Andreotti invece sono stati consegnati all’archivio dell’Istituto Sturzo di Roma. Anche qui c’è il dubbio che nel passaggio dall’archivio privato di Andreotti all’archivio dell’istituto qualche carta sia stata manipolata. Leggendoli si prova un senso di grande delusione, perché non vi è nulla di significativo. Tutto è registrato con grande accuratezza, ci sono anche delle sue osservazioni personali, ma allo storico dicono molto meno di quanto ci si sarebbe aspettato. Indubbiamente i più attendibili sono i diari scritti con l’idea di essere scritti per uso dell’autore. Le biografie autorizzate scritte con il consenso e l’aiuto del personaggio che viene biografato, invece, sono i meno attendibili per il fatto che in chi si affida a un autore per scrivere le proprie memorie la tendenza all’autocelebrazione e a fare apparire come coerente e onesto il proprio operato è evidente. Chi scrive un’autobiografia lo fa per difendere il proprio operato.
Un’autobiografia può essere reticente, ma difficilmente si troverà una completa falsificazione delle cose perché chi scrive sa che con il passare del tempo la sua bugia verrebbe scoperta. E’ un elemento quindi che può essere utile, ma che va preso con le giuste precauzioni.
Lo storico può sicuramente utilizzare queste fonti, ma come con tutti gli altri tipi di fonti bisogna utilizzare un certo criterio per verificarne l’attendibilità. Questo vale anche per la corrispondenza.

Di primo acchito può sembrare che la corrispondenza possa avere un grado di attendibilità maggiore rispetto ad altre cose in quanto non nasce per essere pubblicata. Questo però è vero solo in parte. Bisogna capire chi scrive, chi riceve e quale il messaggio reale che si vuole far passare. Alcuni storici hanno preso degli abbagli prendendo per oro colato quello che avevano trovato in alcune lettere. Bisogna capire cosa voleva l’autore e cosa voleva ottenere dal suo interlocutore. Come esempio si possono prendere le lettere che De Gasperi scrisse a Pio XII quando era presidente del consiglio. Se si leggono letteralmente si può pensare a un De Gasperi succube del pensiero del pontefice, non indipendente del giudizio. Occorre però andare a vedere cosa si riprometteva quando scriveva al pontefice: De Gasperi voleva che la Santa Sede intervenisse su una specifica corrente della Dc affinché abbandonasse certe posizioni. È chiaro che bisogna che De Gasperi presenti la richiesta nel modo migliore per far sì che l’interlocutore la faccia propria. Se si prende il documento così com’è e non si riesce a inserirlo nel contesto e non si capisce cosa ha in mente chi scrive e cosa vuole ottenere si rischia di sbagliare.

Per esempio c’è stato uno storico che ha sostenuto che De Gasperi nel periodo tra le due guerre sia stato filonazista. Questo derivava da come De Gasperi scriveva su Illustrazione Vaticana, il giornale che veniva pubblicato nella città del vaticano. De Gasperi quando scriveva non era completamente libero perché sapeva che scrivere qualcosa che poteva spiacere molto ai governi autoritari avrebbe potuto provocare delle ripercussioni sulla presenza della chiesa cattolica o addirittura sui cattolici che vivevano in quei paesi. Anche in questo caso leggendo letteralmente può venire qualche dubbio sulle posizioni di De Gasperi, ma bisogna imparare a leggere tra le righe. Non c’è nessun documento che può essere preso così com’è senza le adeguate verifiche. Bisogna saperlo collocare nel suo contesto sia interno che internazionale e bisogna capire quale fosse il messaggio che si voleva trasmettere e quale risultato si voleva raggiungere.

Ci sono tre diari molto importanti per la storia dell’Italia della seconda metà dell’ottocento. Il primo a essere pubblicato fu il diario di Alessandro Guiccioli, deputato, prefetto e ambasciatore legato alla corte sabauda e quindi in grado di avere informazioni di prima mano. Questo diario è importantissimo per alcuni momenti della storia d’Italia. Problema di questo diario è che non si ha la copia manoscritta e quindi sono solo il frutto di una trascrizione di cui non si può verificare l’accuratezza. Il secondo diario fu pubblicato per il centenario dell’unità d’Italia ed è il diario di Domenico Farini, presidente del senato (all’epoca di nomina regia) per lunghissimo tempo e che quindi aveva contatti con il sovrano. Sappiamo moltissime cose riguardo ai comportamenti di Umberto I proprio attraverso questo diario. Farini scriveva le sue note appena avuti gli incontri, quindi la pubblicazione è densissima di avvenimenti molto precisi. Il terzo diario è quello di Sidney Sonnino. Negli anni settanta sono stati scoperti nella casa di Sonnino i suoi diari che sono di notevole rilevanza, anche se abbiamo dei periodi in cui Sonnino non scrive nulla.

A volte le pubblicazioni assumono scopi di tipo politico e quindi si accetta addirittura di pubblicare dei falsi, come è avvenuto recentemente per i diari di Mussolini. Questo è un grosso problema che riguarda anche la diffusione dell’informazione storica. In Italia vi è un deficit di divulgazione storica che permette di scrivere tutto quello che si vuole senza ricordarsi di quello che è stato detto poco tempo prima. Nel nostro paese quindi è difficile trovare i giusti canali per la diffusione dell’informazione storica perché normalmente quest’ultima è affidata a giornalisti e non a storici professionisti.


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