Con il focus dedicato all’ecologia, arriviamo al termine della nostra esperienza all’interno del progetto Diffusione Partecipata.
Il tema è stato affrontato attraverso due diversi percorsi paralleli. La conferenza Černobyl’: una catastrofe è stata l’occasione per riflettere sull’impatto del disastro del 1986 nel discorso pubblico internazionale. La visione dello spettacolo Zvizdal [Chernobyl, so far – so close] ha permesso di entrare in contatto con la vita nella zona di alienazione. Zvizdal è un documentario-performance ideato e realizzato dalla compagnia Berlin che racconta la vita di una coppia di anziani, Baba Nadia e Pétro, gli ultimi abitanti di un villaggio evacuato.
“Quando la giornalista e scrittrice Cathy Blisson li ha incontrati nel 2009, Pétro e Nadia (entrambi ottantenni) erano gli unici due abitanti di un villaggio fantasma lungo appena 4 km. In seguito al disastro nucleare che esplose nella notte tra il 26 e il 27 aprile 1986, Zvizdal fu dichiarata non idonea per l’uomo. […] 25 anni dopo ‘Chernobyl’ Pétro e Nadia vivono ancora lì, soli, circondati da una foresta che lentamente sta invecchiando con loro. In compagnia di un cane da guardia, una mucca magrissima, un lama e poche galline trascorrono le giornate, invocando Stalin e tutti i santi, in attesa che prima o poi il villaggio si ripopoli. “
I ragazzi della 4c sono stati presenti a entrambi gli appuntamenti e nelle prossime settimane rielaboreranno i temi emersi attraverso un percorso laboratoriale con noi. L’impellenza della questione ambientale è un tema molto sentito dalla classe: attraverso la collaborazione della professoressa di discipline plastiche proveremo a reinterpretare questo focus in chiave artistica.
Quest’estate insieme a una banda capitanata da Zona K e formata da noi, Stratagemmi/Prospettive teatrali e Stanze (grazie a Teatro Alkaest), abbiamo vinto il bando Cariplo – Partecipazione Culturale. Si tratta di un percorso multidisciplinare e sfaccettato che vede collaborare queste quattro diverse realtà, ognuna con la sua anima e le sue discipline, allo scopo di aumentare la partecipazione delle fasce più giovani della popolazione milanese alla vita culturale. All’interno del gruppo, Lapsus ha strutturato il suo intervento tenendo assieme alcuni degli scopi che più ci stanno a cuore.
Il progetto prevede ampio spazio per la formazione: una parte, dedicata agli studenti universitari, affidata a Stratagemmi, l’altra a Lapsus. Protagonisti, più che spettatori, sono i ragazzi e le ragazze di una terza superiore in alternanza scuola lavoro. Va detto che non amiamo l’alternanza e proprio per questo abbiamo cercato di costruire un progetto che potesse offrire delle reali prospettive di apertura sul mondo culturale, sia dal punto di vista formativo che professionale, fuori dalle logiche di sfruttamento del lavoro gratuito degli studenti.
La classe viene coinvolta in un percorso di 90 ore, articolato su più di un anno: si parte adesso e si finirà a dicembre 2019, seguendo lo sviluppo dei focus tematici di Zona K. Per Lapsus la possibilità di progettare un’attività didattica continuativa per un monte ore così ampio è un’occasione preziosa per sperimentare metodi didattici più efficaci sulla “lunga durata”, al di fuori dei soliti laboratori da poche ore, e per mettere alla prova i nostri metodi di simulazione didattica / didattica ludica. La visione degli spettacoli sarà sempre accompagnata da laboratori di approfondimento che ne esplorano argomenti e modalità di realizzazione, anche confrontandosi con chi lavora “dentro” al teatro. La contestualizzazione storica degli argomenti degli spettacoli parte sempre dal presente, coerentemente con la nostra caratteristica impostazione didattica e divulgativa.
La storia per processi
Le quattro parole su cui ci concentreremo (MEDIA, MONEY, POLITICS e ECOLOGY) ci permetteranno di partire da temi stringenti del presente, approfondirne il senso, le cause, le interpretazioni e le trasformazioni nel corso della storia contemporanea e infine di portare avanti un ragionamento critico su come questi possano influire sul nostro futuro. Per questo da sempre consideriamo limitante la storia evenemenziale, preferendo al suo posto la storia per processi perché questa procede attraverso una transizione continua, in cui “fenomeni ed eventi, motivazioni e accidentalità, fattori ambientali e umani, contrasti e coincidenze si intrecciano, si urtano, rimbalzano, si deformano, scompaiono e riappaiono, influenzati da rapporti di causalità, come dalle perturbazioni della causalità e si attuano secondo svolgimenti previsti e imprevedibili.” (R. Dondarini)
Gli spettacoli diventano così la “messa a terra” di un discorso più ampio che porti a una maggiore riflessione critica, a una diversa lettura di quanto si apprende nella quotidianità e – perché no? – a una consapevolezza diversa delle proprie possibilità. L’obiettivo è che questa esperienza possa essere da stimolo per una presa di coscienza politica nel senso ampio del termine, inteso sia come impegno responsabile nel contesto di una comunità sia come partecipazione attiva.
Prova generale dello spettacolo Hate Radio, a cui abbiamo assistito insieme alla classe coinvolta nel progetto.
Coinvolgimento reale del pubblico. Da passivo ad attivo e propositivo
Per tutta la durata del percorso i ragazzi e le ragazze saranno coinvolti nella realizzazione di un progetto di comunicazione culturale. Sarà possibile realizzare interviste ai registi, performers, producers, maestranze tecniche, scenografi, artisti, lavoratori della cultura, ecc. per capire meglio come funziona l’industria culturale e come trovare le parole giuste per raccontarla a chi non lo sa. Tutte le informazioni raccolte saranno convogliate in un prodotto concordato con la classe, che potrà assumere varie forme, anche combinate tra loro (es. elaborati artistici, performance, mini-documentari, ecc.) con lo scopo di diventare protagonisti della formazione del pubblico culturale. Il tentativo è quello di creare un processo circolare tra formazione, partecipazione e restituzione pubblica dell’esperienza.
Multidisciplinarietà
Lapsus è un laboratorio, non solo perché ci piace la parola. Fin dalla nostra nascita come collettivo abbiamo sempre puntato ad una divulgazione il più accessibile e partecipativa possibile, sperimentando metodi e approcci diversi e lavorando a stretto contatto con linguaggi e professionalità differenti dalla nostra. Lo scopo è come sempre aggiungere complessità alla storia, con mezzi e strumenti diversi. Per questo siamo felici di poter collaborare con chi nella vita si occupa di altro – come in questo caso il produttore teatrale, l’attore, il critico, il regista, l’insegnante, il social media manager – ma che, come noi, lavorando con attenzione e sensibilità verso il presente non riesce a non evocare il passato.
Da giovedì 22 a domenica 25 maggio alcuni di noi saranno a Gorizia per il festival Èstoria 2014, dedicato quest’anno al tema “Trincee”. Avremo uno stand all’interno dell’area Libringiargino dove allestiremo una vera e propria postazione multimediale e dove, in collaborazione con Radio Popolare per il progetto “L’autista moravo”, ospiteremo collegamenti ed ospiti del festival. Ma soprattutto, Èstoria 2014 sarà per noi l’occasione di presentare e regalare, in download gratuito, il primo ebook di Lapsus che raccoglie i materiali del laboratorio “Crisi e conflitti nel ‘900” appena terminato all’Università degli studi di Milano. Passate a trovarci allo stand se vi trovate in zona, oppure ascoltateci nei collegamenti con Radio Popolare e seguiteci sui social network!
Lapsus a ÈStoria 2014 “Trincee”!
Scarica l’ebook!
“Crisi e conflitti nel ’900”: 1914-2014: a un secolo dallo scoppio della Prima Guerra Mondiale, mentre la crisi stenta ad affievolirsi, un ebook in download gratuito ed un laboratorio per studiare il rapporto tra crisi e conflitti nel ‘900
La notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 reparti dell’esercito affiancati da militanti neofascisti entrano in mobilitazione per prendere possesso dei centri nevralgici del potere in Italia: si muovono per occupare la Capitale, ma anche le principali città del paese, come Milano. I congiurati arrivano nell’armeria del Ministero dell’Interno; si concentrano di fronte alla sede nazionale della Rai e al Ministero della Difesa; giungono alle porte di Sesto San Giovanni: in fase avanzata, però, arriva il contrordine e i golpisti si ritirano. Il giorno dopo, il paese si risveglia completamente ignaro dell’enorme rischio corso. Il progetto era portato avanti nominalmente dal principe Junio Valerio Borghese, ex comandante della divisione fascista X Mas ai tempi di Salò e fondatore del movimento eversivo Fronte Nazionale, avente legami con parte dell’esercito e dei servizi segreti. La notizia del tentato golpe sarà resa nota all’opinione pubblica solo il 18 marzo 1971, attraverso un articolo uscito su Paese Sera.
L’Italia di fine anni Settanta vive un periodo di transizione politica e culturale, in cui alcuni dei processi avviati negli anni precedenti si concludono o giungono a una svolta. Alle politiche del ’79, il Partito comunista guidato da Berlinguer subisce una severa retrocessione elettorale, scendendo dal 34,4% del ’76 al 30,4% perdendo più di un milione di voti, soprattutto tra i suoi gruppi sociali di riferimento. Il compromesso storico, a seguito della morte di Aldo Moro e delle successive scelte democristiane, si è esaurito e il partito di Berlinguer ricerca una nuova strategia politica, incentrata sulla rinnovata opposizione alla Dc e sull’alleanza con il Psi, in un’ottica di «alternanza democratica»; la maggioranza socialista, però, bloccherà ogni tentativo di accordo coi comunisti, lasciando di fatto il Pci in una nuova fase di stallo.