Posts Taggati ‘elio catania’

Gli anni spezzati: a proposito di abuso pubblico della Storia

Un paio d’anni fa, quando uscì Romanzo di una strage, pubblicammo una riflessione  circa i processi di semplificazione storica e di rimozione pubblica cui avrebbe dato luogo la visione della pellicola; ovviamente, quel film può essere compreso solo se inserito all’interno di quella che più volte abbiamo definito “strategia della confusione”, un’operazione volta a dissolvere in un grigio uniforme  anni cruciali della storia repubblicana. Poi, per fortuna, pochissimi andarono al cinema e il danno fu in una certa misura limitato (anche se per quanto una produzione cinematografica sia andata male prevede comunque la visione da parte di qualche centinaio di migliaia di spettatori: pochi per influenzare un’opinione pubblica per lo più confusa o indifferente, tanti in numeri assoluti).

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Università Statale: chi sarà il Rettore? Segui la diretta elettorale!

Lunedì 15 e martedì 16 ottobre si terrà il primo turno delle elezioni per il nuovo Rettore dell’Università degli studi di Milano. I seggi chiuderanno martedì alle 13 e lo spoglio inizierà non appena arriveranno nella sede di via Festa del Perdono le urne provenienti dalle sedi decentrate.

Lapsus, dalle ore 14 di martedì 16 ottobre, seguirà in diretta lo spoglio del primo turno dal seggio centrale di via Festa del Perdono, aggiornando costantemente sui dati di affluenza alle urne e sui risultati.

Sarà possibile seguire gli aggiornamenti sul nostro sito, www.laboratoriolapsus.it, seguendo su twitter @lapsustoria oppure #elezioni_unimi, o su facebook il profilo http://www.facebook.com/Laboratorio.LAPSUS.

Di seguito, l’approfondimento dedicato ai candidati, il sistema di voto ed il contesto in cui si svolgono queste elezioni.

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Storie di comunisti

Venerdì 24 febbraio ’12
17.00, Circolo Culturale Concetto Marchesi,
Via Spallanzani 6, Milano
MM1 Porta Venezia

Storie di comunisti

Vite ed esempi di militanza tra vecchie e nuove generazioni

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An injury to one is an injury to all

Recensione del libro “One big union” di Valerio Evangelisti, Mondadori, 2011

Per gli appassionati dei romanzi di Valerio Evangelisti, “One big union” rappresenta l’anello di congiunzione tra “Antracite” e “Noi saremo tutto”, completando così la trilogia del ciclo americano che, dalla guerra civile degli anni Sessanta dell’Ottocento, arriva fino agli scontri avvenuti a Seattle nel 1999, come debutto del movimento no global sulla scena internazionale. Per chi invece non dovesse essere un lettore affezionato, il romanzo è comunque una piacevole occasione per addentrarsi nella storia di uno dei soggetti più curiosi e particolari del sindacalismo americano di inizio Novecento: gli Industrial Workers of the World, soprannominati simpaticamente o con disprezzo wobblies.

Partendo da dove finiva “Antracite”, con la Comune di Saint Louis del 1877, e ripercorrendo le varie fasi evolutive di alcune importanti organizzazioni del movimento operaio americano, Evangelisti ci conduce, attraverso la storia personale di Robert Coates (protagonista del libro), nelle tappe e negli episodi principali che hanno costellato la strada di sangue e dure lotte da cui appunto nacquero gli Iww.

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Notte dell’Immacolata 1970.

La notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970 reparti dell’esercito affiancati da militanti neofascisti entrano in mobilitazione per prendere possesso dei centri nevralgici del potere in Italia: si muovono per occupare la Capitale, ma anche le principali città del paese, come Milano. I congiurati arrivano nell’armeria del Ministero dell’Interno; si concentrano di fronte alla sede nazionale della Rai e al Ministero della Difesa; giungono alle porte di Sesto San Giovanni: in fase avanzata, però, arriva il contrordine e i golpisti si ritirano. Il giorno dopo, il paese si risveglia completamente ignaro dell’enorme rischio corso. Il progetto era portato avanti nominalmente dal principe Junio Valerio Borghese, ex comandante della divisione fascista X Mas ai tempi di Salò e fondatore del movimento eversivo Fronte Nazionale, avente legami con parte dell’esercito e dei servizi segreti. La notizia del tentato golpe sarà resa nota all’opinione pubblica solo il 18 marzo 1971, attraverso un articolo uscito su Paese Sera.

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DOSSIER NUCLEARE

Passato e futuro dell’energia nucleare

Nella storia dell’uomo, l’utilizzo pubblico (bellico o energetico) del nucleare fa la sua comparsa a partire dagli anni Quaranta, con le scoperte scientifiche e le innovazioni tecnologiche interne al “Progetto Manhattan”: un gruppo di fisici, tra i quali Enrico Fermi, lavorò per la realizzazione in laboratorio della prima reazione a catena controllata. Il progetto aveva scopi militari e, infatti, portò alla costruzione della bomba atomica, utilizzata dagli Usa contro il Giappone (Hiroshima e Nagasaki) per mettere fine alla guerra nel 1945. Successivamente, il presidente statunitense Eisenhower inaugurò il piano “Atom for peace”, basato sull’utilizzo pacifico e con lo scopo di soddisfare il fabbisogno energetico nazionale; tra il 1954 e il 1955 venne realizzata la prima centrale nucleare della storia. La tecnologia nucleare (che anche i sovietici, nel frattempo, stavano sviluppando rapidamente) si diffuse in molte aree del pianeta e, in breve tempo, la maggioranza degli stati aderenti ai due blocchi imitarono l’esempio delle due super potenze.

Non bisogna mai dimenticare che la ricerca civile sul nucleare e l’innovazione scientifica ha sempre avuto forti implicazioni militari e, nel periodo della Guerra Fredda, era necessario non solo sviluppare una solida autonomia energetica, ma anche portare avanti studi tecnico-scientifici per la superiorità bellica. Anche l’Italia si dedicò alla ricerca per lo sfruttamento del nucleare, fin dagli anni Cinquanta, e la prima centrale nucleare entrò in funzione nel 1964, seguita da altre due nei mesi immediatamente successivi; il Piano Energetico Nazionale (Pen) prevedeva la costruzione di numerosi impianti nei decenni successivi e la progressiva sostituzione delle altre fonti energetiche (nei limiti permessi dallo sviluppo tecnologico dell’epoca) con il nucleare. La crisi energetica del 1973-74 non fece altro che aumentare la percezione nell’opinione pubblica che la pianificazione proposta dal Pen fosse più che mai necessaria, nonostante i costi elevati, l’assenza di criteri di sicurezza nella realizzazione delle centrali e il forte scontento delle comunità locali nella cui zona era prevista la loro costruzione.

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